Tutti in attesa del “miracolo” di Wonder Woman

Il film dovrebbe uscire nelle sale italiane il 28 gennaio, aperture dei cinema permettendo. Sarà il nuovo simbolo della ripartenza cinematografica. Alla faccia di Christopher Nolan
29 DIC 20
Ultimo aggiornamento: 05:10
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Un risultato l’ha ottenuto. Wonder Woman ha surclassato “Tenet” di Christopher Nolan, che lo scorso settembre avrebbe dovuto riaprire alla grande la stagione cinematografica post-Covid. Questo pensavamo, con un dubbio sull’idea del tempo che nel film avanza e retrocede (come la pellicola proiettata al contrario): non la trama più accattivante per attirare le folle necessarie alla sopravvivenza del cinema. Non andò benissimo. Con il 70 per cento degli schermi americani funzionanti, “Tenet” racimolò nel primo fine settimana appena una decina di milioni. Con il 35 per cento dei cinema americani aperti, “Wonder Woman 1984” (come il primo diretto da Patty Jenkins, in questi giorni è stato annunciato un terzo titolo) ha incassato quasi 17 milioni di dollari. Pochi rispetto ai cento del film precedente, uscito nel 2017 con tutti gli schermi a pieno regime per l’estate americana. Molti più di quel che sembrano se si tiene conto della disastrosa prima ripartenza. E soprattutto del fatto che è uscito il giorno di Natale anche su Hbo Max, come prevede la nuova – ma temporanea, causa coronavirus – politica distributiva della Warner Bros: i film del catalogo 2021 usciranno lo stesso giorno nelle sale (si spera sempre più aperte) e in streaming.
Le polemiche dopo l’annuncio sono state feroci. I registi, messi davanti al fatto compiuto, hanno gridato al tradimento. Primo fra tutti Christopher Nolan: anche “Tenet” era prodotto dalla Warner Bros, che aveva strenuamente combattuto per fare uscire il suo film in sala. Voleva essere l’eroe della ripartenza e invece il testimone è passato a una ragazza guerriera inventata nel 1941 da uno psicologo, perché anche le femmine avevano diritto a una super eroina per cui fare il tifo. Andarono a scovarla nella mitologia greca, ispirandosi molto liberamente alle amazzoni che, per meglio tirare con l’arco – dice la leggenda –, rinunciavano a un seno. Impossibile non pensare alla prima apparizione di Wonder Woman sugli schermi (l’attrice israeliana Gal Gadot, che impedisce la distribuzione del film nei paesi vicini e nemici, non la vorrebbero neanche vedere nei panni della regina Cleopatra). In “Batman v Superman: Dawn of Justice”, i due supereroi titolari facevano più casino del solito per liberare il pianeta dalla terribile minaccia che avrebbe fatto sparire l’umanità. Arriva lei, e senza perdersi in chiacchiere riesce dove i due, persi in una guerricciola tra maschi, avevano fallito. Vista e applaudita, subito. Il genere supereroico non se ne andrà tanto presto, sono previsti seguiti e intrecci fino a chissà quando.
Tremate, quando vedete la sigla Mcu. Sta per Marvel Cinematic Universe, vanta personaggi a vagonate, e ora sta migrando direttamente su streming. Dal 15 gennaio, su Disney +, va in onda la serie “WandaVision”: coppia da telefilm americano anni 60, manco a dirlo con superpoteri nel tinello. Tanto vale avere una femmina che ha dato il suo contributo decisivo durante la Prima Guerra Mondiale, quando irrompeva nel villaggetto delle Fiandre con chiesa e fontanella al centro della piazza sfoggiando scudo, calzari, e bustino dorati. Questo secondo film affronta il 1984. Non orwelliano ma abbastanza tosto, perché siamo nell’èra dell’arraffo, dell’individualismo, del capitalismo sfrenato (ricordate Gordon Gekko, “Greed is good”? Era il decennio secondo Oliver Stone). L’occasione per colori meno cupi rispetto al primo film, e per fare amicizia con una collega. Ma scordatevi la sorellanza, saranno divise da una pietra magica che ognuna usa in base alla propria indole. Wonder Woman per rivedere l’amato Chris Pine, caduto con il suo aeroplano 70 anni prima (il redivivo si stupisce, a vedere in giro tanti calzoni da paracadutista), la collega con maldestro spirito di emulazione. In Italia dovrebbe uscire il 28 gennaio, aperture dei cinema permettendo. Con speranza che rifaccia il miracolo, attirando gli spettatori in sala.