Variety era la bibbia dello spettacolo. Poi ha chiesto scusa a Carey Mulligan

Il critico Dennis Harvey ha osato scrivere che la protagonista di "Promising Young Woman" non era adatta alla parte di femme fatale, scatenando le ire dell'attrice. E la reazione fuori da ogni logica della rivista
2 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 05:27
Immagine di Variety era la bibbia dello spettacolo. Poi ha chiesto scusa a Carey Mulligan

L'attrice Carey Mulligan, nata in Inghilterra il 28 maggio 1985 (Foto LaPresse)&nbsp;<br />

Fatichiamo a raccontarla, tanto la faccenda sembra fuori da ogni logica. Ci sarebbe da ridere, come sempre accade in questi casi a metà tra la censura e la rivendicazione di un ordine superiore. Ma ridere non si può, in presenza di una donna che lamenta di essere stata offesa, ridotta a oggetto, ferita a morte dalle parole di un maschio (che oltretutto conta su innumerevoli complici, e su una gran potenza di fuoco mediatico) Sciogliamo l’enigma. La donna si chiama Carey Mulligan, di mestiere attrice. Nel suo ultimo film – “Promising Young Woman”, era l’anno scorso al Sundance – si vendica dei maschi stupratori. Si finge ubriaca fradicia e gira per locali. Prima o poi, trova il pollo che l’accompagna a casa e cerca di farsela. Pessima idea, la ragazza ha interrotto gli studi di Medicina e sa dove comprare i bisturi. L’uomo si chiama Dennis Harvey, fa il critico di cinema per Variety. Nella sua recensione ha osato scrivere che Carey Mulligan – l’attrice di “An Education”, “Drive”, il “Grande Gatsby” di Baz Luhrmann – gli era sembrata poco adatta alla parte da femme fatale. Ferma restando la bravura, e l’intrigante recitazione.
Non l’avesse mai scritto. Carey Mulligan ha tradotto “dice che non sono abbastanza figa per il ruolo” – “hot”, nell’originale. E ha fatto scoppiare il finimondo, rilanciato ovviamente dai guardiani del pensiero, gente che spara a vista su qualsiasi opinione personale, interessante, motivata. Al punto che Variety – la bibbia dello spettacolo americano, si usava dire fino a ieri, da domani bisognerà trovare un’altra formula – ha fatto marcia indietro. Porgendo mille scuse all’interessata, ha aggiunto all’articolo una postilla, tacciando il suo critico di insensibilità. La recensione è rimasta tale e quale, come “Gli Aristogatti” o “Via col vento” preceduti dall’avvertimento: “Erano tempi bui, avevano gli schiavi e facevano battute sugli occhi a mandorla”. Non era mai successo, se non in caso di nomi scritti male o di errori fattuali. Variety era il regno delle recensioni professionali e dei giudizi che servivano ai distributori per comprare i film: qualsiasi commerciante sa che scrivere caviale su una scatola di pomodori pelati alla lunga non paga.
“Miscast” – fuori parte, o inadatto al ruolo – è un giudizio tecnico. Carey Mulligan non ha proprio niente della femme fatale. In “A proposito di Davis” dei fratelli Coen, era uno spasso sentirla insultare il fidanzato che l’aveva messa incinta – “ti dovresti mettere due preservativi uno sull’altro, e poi avvolgerlo nel domopak” – perché fino a un attimo prima aveva la faccia da santarellina. In una scena di “Promising Young Woman” – la sceneggiatrice e regista si chiama Emerald Fennel, era Camilla Parker Bowles in “The Crown” – si veste da infermiera sexy: calze bianche e giarrettiere, scarpe rosse con la zeppa. Più che una vendicatrice (in un film appesantito dalla zavorra del #MeToo, peccato, funzionava e si capiva tutto lo stesso) sembra una brava ragazza che ha scelto un vestito scosciato per il veglione di carnevale.