Io sono tuo padre

26 AGO 23
Ultimo aggiornamento: 03:57
Senegal, 1917. L’esercito francese va di villaggio in villaggio per arruolare giovani combattenti. Li rapisce, per la verità, accerchiando le casupole e inseguendo i fuggitivi che non vogliono entrare nell’esercito dei colonizzatori. Il giovane Thierno viene catturato, il padre Bakary – Omar Sy – chiede di arruolarsi nello stesso plotone africano. Uomini di regioni diverse: oltre al Senegal, il Niger, il Sudan e la Guinea, neanche si capiscono tra loro (erano 200 mila). Thierno parla un po’ di francese e viene promosso caporale, agli ordini del comandante bianco che i neri li schiera in prima linea. Il padre cerca di proteggere il figlio, ma si rivelerà un peso, prodigo di saggezza africana: dignità, rispetto, amore, famiglia e antenati. Licenza poetica: sembra che in Africa nessuna tribù abbia mai attaccato la tribù vicina, e la guerra l’abbiano inventata gli europei. Omar Sy – universalmente conosciuto per “Quasi amici”, il badante che porta a spasso il miliardario paraplegico in Maserati, e ai poliziotti racconta un sacco di bugie (oltre 400 milioni di dollari incassati nel mondo) – ritrova nel ruolo di Bakary la lingua delle sue origini. Colonna sonora di Alexandre Desplat, sempre piuttosto invasiva. Per i combattenti che restano vivi c’è la promessa della cittadinanza francese, una volta vinta la guerra. Thierno deve scegliere tra la capanna del genitore, o l’emancipazione (e la modernità) attraverso il comando.