Cinema
Nuovo cinema Mancuso •
Il delitto del 3° piano
La recensione del film di Rémi Bezançon, con Laetitia Casta, Guillaume Gallienne, Gilles Lellouche
Pastiche hitchcockiano, se le due parole insieme non suonassero blasfeme. Il maestro britannico che si fece americano è molto al di sopra di qualsiasi imitazione. E dei tentativi di imitazione, come questo “Delitto del 3° piano”. Ma il regista Rémi Besançon non esagera con le pretese – dopo la sconsiderata superbia del progetto. Da “La finestra sul cortile” ricava una commedia domestica e amorosa. Con un suo garbo, i riferimenti e le citazioni al posto giusto. Rimane una coppia – Laetitia Casta e Gilles Lellouche – che spenti i primi ardori e ormai sul pericoloso crinale della noia domestica, guarda dalla finestra l’appartamento di fronte. Finestre a tutta parete, una bionda misteriosa, un marito che sembra avere qualcosa da nascondere, si aggira in maniera furtiva. Il marito della coppia annoiata scrive gialli ambientati nell’Ottocento e vive in pigiama. Lei insegna cinema all’università, massima studiosa di Alfred Hitchcock. Il vicino è uno scrittore e attore di teatro, con una passione per William Shakespeare, e la fortuna di una consorte che possiede un teatro. Litigano, al bar del teatro e poi in casa, sotto gli occhi dei ficcanaso dirimpetto. Si sono appena trasferiti, quindi invitano tutti a teatro per rompere il ghiaccio. Non c’è nulla che veramente non vada, a parte la prevedibilità per chi conosce l’originale, e in generale i film di Hitchcock. Il pastiche è esteso agli altri titoli, c’è anche la doccia di “Psycho”.