Cinema
Nuovo cinema Mancuso •
Dracula
La recensione del film diretto da Radu Jude, con Adonis Tanta, Gabriel Spahiu, Oana Mardare, Șerban Pavlu
Una variazione su Dracula. Una parodia di Dracula (il romanzo di Bram Stoker, e i film – più o meno seri – che hanno il succhiasangue per protagonista). Un “tutto quel che volete sapere e non avete mai osato chiedere” su Dracula, le sue origini, le sue prodezze erotiche. “Dalla vita in su” scriveva Stephen King nel suo imperdibile saggio “Dance Macabre”: “Avete mai notato che i vampiri sono paralizzati dalla vita in giù?”. Il regista rumeno Radu Jude lo racconta in 170 minuti (non piccolo difetto del film, almeno un episodio o due si potevano accorciare, se non togliere). Decine di storie racchiuse in una cornice – gli attori di uno spettacolino su Dracula, con il vampiro e la vampirizzata che si fanno inseguire fuori dal teatro dagli spettatori muniti di pali acuminati. Premio in palio: una notte di passione con l’uno o con l’altra. “In ogni cosa si può trovare una storia” recitano i versi di Wordsworth in apertura. Ma il regista incaricato di girare un film su Dracula in abiti e ambienti moderni non ha nessuna idea. Chiede aiuto all’intelligenza artificiale, che inizia con una clinica per l’eterna giovinezza – ci sono passati Chaplin dalle mani lunghe e Lilian Gish, oltre a Ceausescu che non riuscì a goderne. E’ un gioco di veri e finti Dracula. Per esempio, a imitazione di certi film rurali sovietici: la bionda spiega che gli scrittori e gli intellettuali si facevano finti calli sulle mani. Folle e divertente, se state al gioco.