Tre chilometri alla fine del mondo

La recensione del film di Emanuel Parvu, con Bogdan Dumitrache, Laura Vasiliu

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16 MAY 26
Di solito in questo periodo arrivano in sala i film di Cannes. Non i nuovi, quasi tutti risalgono all’anno precedente. “Tre chilometri alla fine del mondo” li batte tutti, è del 2024, e aveva vinto il premio Uefa, European Film Awards. Era in concorso a Cannes 2024, il regista rumeno aveva dichiarato: “Sono figlio e padre, mi interessava il tema della famiglia, e inoltre ero incuriosito dall’intransigenza che sembra regnare oggi, in un mondo senza più comprensione e tolleranza”. Siamo in Romania, un remoto villaggio nel delta del Danubio. I genitori hanno fatto tanti sacrifici, Adi può studiare a Tulcea, la città più grande del delta. Una notte Adi torna a casa con i lividi di un violento pestaggio. Era in compagnia di un forestiero, in atteggiamenti affettuosi: vista intollerabile per i maschi del luogo. Ma questo dettaglio viene fuori soltanto dopo un po’ di interrogatori. Il forestiero riparte, vista l’accoglienza. Sul referto sta scritto: “Gravi lesioni traumatiche”. I responsabili sono i figli del vicino che rivelano l’odioso dettaglio, inconcepibile nello sprofondo della provincia più isolata della Romania. Il movente non sono quindi vecchi debiti del padre di Adi. Scoperta la vera ragione, la famiglia toglie il sostegno al figlio, arrivano il prete e i servizi sociali. anche l’amica si ritrae. Il cinema rumeno ha sempre storie da raccontare. A questo però manca qualcosa che bilanci la tragedia, chiara dalla prima scena.