Il silenzio degli altri

La recensione del film di Eva Libertad, con Miriam Garlo, Álvaro Cervantes ed Elena Irureta

Era l’apertura della Berlinale numero 75. La Berlinale numero 76 – quella di quest’anno – si è aperta con l’iraniano “No Good Men” (vedi articolo a fianco). Bisogna ricordarlo, al netto di tutti i discorsi presenti e futuri sulla necessità e la rilevanza di questi film. Un po’ di realismo comunque non fa male, mica possiamo vivere soltanto di Mandalorian e Grogu. “Il silenzio degli altri” racconta una coppia, lei sorda – è il titolo scelto dalla regista, “Sorda”, qui addolcito e cambiato di segno – e lui no. Agli amici in visita viene comunicata la lieta novità – “sono incinta” – e subito dopo cominciano i dubbi. Il figlio, o la figlia, che nascerà avrà preso dalla madre o dal padre? Sentirà oppure non sentirà? Come faranno a capirsi e a comunicare, già è difficile con i neonati capire perché strillano. Miriam Garlo, sorella della regista e attrice non udente, che dà forza e ricchezza al personaggio con la propria maternità. Va aggiunto inoltre che per capire se la piccola appena nata è sorda bisognerà aspettare qualche mese. All’origine, c’era il cortometraggio “Sorda”, poi sviluppato in questo film. Oltre al rapporto madre-figlia, si aggiungono qui le reazioni degli amici e dei genitori. Al centro, la scena del parto: si sentono solo le voci di medici e infermieri, il marito fa da interprete finché si decide per il cesareo. Poi bisogna solo aspettare. Angela torna a lavorare al tornio, fa la vasaia.