Allora balliamo

La recensione del film di Amélie Bonnin con Bastien Bouillon, Juliette Armanet, Tewfik Jallab

19 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 14:40
Uno degli inciampi del Festival di Cannes. Sulla spinta dei produttori e dei distributori indigeni, il direttore Thierry Frémaux ha stabilito che il film d’apertura deve uscire il giorno stesso nelle sale francesi. L’anno scorso ha scelto per l’apertura questa opera prima, diretta da una regista che aveva girato soltanto un cortometraggio. “Partir un jour” è un film gradevole, e poco più, per lo spettatore poco interessato ai piaceri della vita campagnola – un posto dove le galline vanno in giro crude, diceva Proust. È più interessante il sito di “La Deferlante”, la rivista diretta dalla regista Amélie Bonnin e dedicata “alle rivoluzioni femministe”: sono in vendita un paio di calze “Woke & Proud”: nere con la scritta verde, 15 euro più la spedizione. Non promette bene. “Pur beurre nostalgique”, ha scritto Libération: ritorno al paese e feste da ballo sull’aia. Gli attori sono Juliette Armanet e Bastien Buillon. Rispetto al cortometraggio, le parti in commedia sono cambiate. Lui è garagista e campione di motocross (menzione speciale per le ciocche bionde che gli escono dal casco). Lei inizia come commessa al supermercato, poi vince Top Chef – “téléréalité culinarie”, un programma simile a Masterchef. Il padre gestisce un ristorante per camionisti dell’est della Francia: “Un posto di passaggio gestito da gente che non si muove mai”. Si ammala, e la figlia torna a casa. Ritrova gli affetti. Adatta le ricette nella vita e in cucina.