Cinema
L'anniversario •
Buon compleanno a Mel Brooks, che non ha intenzione di smettere di farci ridere
L’attore, regista e produttore ha compiuto cento anni il 29 giugno. Nel documentario a lui dedicato confessa di non essere sicuro di sé come sembra: “Mi ha spinto in alto il terrore di fallire”
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Foto Ansa
Erano i tempi brutti del Covid, Mel Brooks riuscì lo stesso a farci ridere. Da dietro una vetrata, con smorfie e gesti. Il figlio lo aveva messo al riparo in casa e invitava a fare lo stesso “se vivete con qualche anziano”. Da dietro il vetro, Mel Brooks protestava, cercando di spiegare che il figlio suo e di Anne Bancroft esagerava con le precauzioni. Max Brooks, ora applaudito romanziere soprattutto di storie vampiresche, è l’unico figlio nato dal matrimonio con l’attrice, sua seconda moglie (altri tre rampolli, negli anni 50, li ebbe dalla prima moglie Florence Baum, ballerina a Broadway nel musical “Gli uomini preferiscono le bionde”). L’attore, regista e produttore ha compiuto cento anni il 29 giugno. I 99 erano stati festeggiati da un documentario di Judd Apatow su Hbo Max (ora anche in Italia, niente scuse). Titolo: “The 99 Year Old Man!”, con l’enfasi che serviva al suo socio Carl Reiner per annunciare alla fine degli anni 60 il siparietto comico “The 2000 Year Old Man”.
Mel Brooks compariva con una strisciolina per cravatta, un cappellaccio e una mantella, vantando una lunga esperienza da umano. Carl Reiner, morto nel 2020, era uno dei più cari amici di Mel Brooks. Nonché padre di Rob Reiner, ammazzato dal figlio fuori di testa, e di Estelle Reiner, la cliente che in “Harry… ti presento Sally” dice invidiosa, a un tavolo di Katz: “voglio anch’io quel che ha ordinato la signora!” (dopo il finto orgasmo di Meg Ryan). Judd Apatow – il regista di “40 anni, vergine” e “Molto incinta” – ha girato 10 ore di materiale, con un po’ di magone perché era molto amico anche della moglie di Mel Brooks Anne Bancrorft, morta nel 2005. Ne ha ricavato un ricco documentario – in due parti, con la collaborazione di Michael Bonfiglio: c’erano, a suo giudizio, domande ancora senza risposta. Mel Brooks però sospetta, e anche noi lo sospettiamo, che volesse più che altro passare del tempo con il suo idolo. I genitori gli avevano fatto vedere, in tenera età, “Frankenstein Jr” e “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”: basta per segnare una carriera.
Mel Brooks racconta di aver sperimentato l’antisemitismo, dopo la Seconda guerra mondiale combattuta intrattenendo i commilitoni con un repertorio che si andava formando: “impari un sacco di cose, se ne esci vivo”. Nel documentario confessa di non essere sicuro di sé come sembra. “Mi ha spinto in alto il terrore di fallire”. Quel che capita soltanto ai bravi davvero: un regista francese spiegò all’attrice cagna che la paura del palcoscenico “sarebbe arrivata con la bravura”.
Non andò sempre bene, quando incontrò Anne Bancroft era al verde. Poi arrivò “The Producers”, titolo italiano “Per favore non toccate le vecchiette” (era il 1968, la nozione di “produttore” era ignota agli spettatori). Scritto e diretto, nel 1969 gli fece vincere l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Dopo aver visto “Eraserhead”, si innamorò del lavoro di David Lynch e decise di produrre “The Elephant Man”: una delle più strane coppie che il cinema conosca. Nel documentario, le guest star sono una lista lunghissima: da Jerry Seinfeld a Ben Stiller, da Adam Sandler a Dave Chappelle. Alla domanda “perché ha deciso di fare l’attore?”, la risposta è secca, chiara e concisa: “sex”. Nel 2027 arriverà il seguito di “Space Ball”, per gli spettatori italiani “Balle spaziali”. Mel Brooks – all’anagrafe Melvin James Kaminsky, classe 1926 – ha la ferma intenzione di produrre il film, e di recitare. Il film era una parodia di “Guerre Stellari” – ora “Star Wars” perché siamo diventati internazionali. Tra sequel, prequel e spin-off materiale da parodia se ne trova parecchio.