Cinema
il parere che spiazza •
“I film hanno rovinato ogni cosa”. Parola di critico pentito
Nel suo ultimo libro, l'esperto di cinema ottantacinquenne non risparmia nessuno. Soprattutto i capolavori di Hollywood
2 LUG 26

Thomson ritratto a New York nel 1985 (Foto Getty)
Non guardare troppi film, ti farà male. Abbiamo sentito l’avvertimento tante volte, mai da gente – diciamo così – del mestiere. Chi temeva fastidi agli occhi, o peggio la gobba. Chi temeva l’effetto Madame Bovary: una forma grave di scollamento dalla realtà, con relativi guai. Chi dava il suo ponderato giudizio critico: “Visto uno, visti tutti” – prima o poi bisognerà fare uno studio sugli individui che hanno studiato e su materie delicate come questa la pensano come le ballerine di varietà del secolo scorso (lo diceva Debbie Reynolds a Gene Kelly in “Cantando sotto la pioggia”, il film di Stanley Donen che racconta il passaggio dal muto al sonoro, circa 1927).
Un’altra frontiera è stata varcata. Qualche giorno fa, a sostenere che il cinema fa male – anzi, che “ha rovinato ogni cosa” – è stato David Thomson nel suo libro “A Sudden Flicker of Light”. “Flicker” è lo sfarfallio delle prime proiezioni, imitato da chi vuol dare alle sue immagini una patina da cinema muto – lo specialista in materia è Guy Maddin, che ha girato così la storia di un vampiro orientaleggiante e il film “La canzone più triste del mondo”.
Neanche possiamo liquidare il critico pentito dicendo “non ha mai capito nulla di cinema”. Perché David Thomson di cinema capisce, e anche parecchio. Ha scritto una ventina di libri con uno stile tutto suo, né accademico né giornalistico – è riuscito a tenersi lontano da entrambe le professioni – ed è considerato da chi lo ammira “il più grande critico vivente”. “La formula perfetta. Una storia di Hollywood” – da Adelphi, tradotto con parecchi inciampi – ruba il titolo a Francis Scott Fitzgerald: tra le letture sul cinema sta in prima posizione.
David Thomson è l’ultima persona da cui ci aspettavamo la frase “il cinema ha rovinato ogni cosa”. Eppure è successo. Lo ha scritto nel suo ultimo libro – che ha per sottotitolo “A Revisionist Theory of Movies” – e lo ripete ad A. O. Scott che lo intervista per il New York Times. A 85 anni può capitare di annoiarsi. Ma il voltafaccia vuole essere motivato e ragionato; il critico pentito rimpiange gli anni buttati via nella sala buia. Tutti prima o poi abbiamo conosciuto uno che dice “Il cinema? Due ore di vita buttate via” – ma era gente che non aveva visto nulla in vita sua, pur vantando principi adamantini.
Sostiene Thompson – quello di oggi – che “i film, soprattutto i film americani, hanno candeggiato la storia, celebrato la violenza; distraggono dall’esistenza reale e hanno eletto a modelli di comportamento le canaglie, i narcisi, gli assassini”. Le conseguenze si vedono nella vita pubblica, aggiunge il critico in volontario ritiro (nato in Gran Bretagna, da molto tempo vive negli Stati Uniti). Prendiamo Donald Trump, insiste: “E’ il perfetto uomo cinematografico – una catastrofe prevista e resa possibile da Hollywood”. Viene voglia di gridare aiuto!, dopo che per tanti anni abbiamo rintuzzato i discorsi che consideravano Hollywood la fonte di tutti i mali: rovina i bambini e ci fa diventare guerrafondai, per non parlare delle frivolezze che mette in testa alle ragazze. Ritrovare gli stessi pensierini apocalittici nelle parole del nostro ex critico preferito (già “ex” provoca una fitta al cuore) non sembrava neanche possibile.
Tra i film più pericolosi, ci sarebbero i capolavori del cinema: da Orson Welles a Paul Thomas Anderson – e tutti quelli in mezzo, prima e dopo, e pure che verranno. Medaglia nera, anzi nerissima: “Il padrino” di Francis Ford Coppola. La sublime bellezza del film secondo Thomson è un’aggravante.