Minions & Monsters

La recensione del film di di Pierre Coffin e Patrick Delage (con voce italiana di Maccio Capatonda)

3 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 14:34
Chi avrebbe mai intuito che certi mostriciattoli gialli, privi di linguaggio comprensibile, sarebbero diventati i campioni dell’estate? Forse dipende dal fatto che i film più titolati hanno deluso. Per esempio “Disclosure” di Steven Spielberg – sappiamo che per questo giudizio verremo espulsi dal clan degli eletti – supercilioso, se l’aggettivo non fosse tanto remoto: i Minions son forse il successo più clamoroso tra i recenti blockbuster. Li abbiamo conosciuti nel 2010, nel film e “Cattivissimo Me”: erano gli scagnozzi, a volte d’aiuto a volte solo pasticcioni, di Gru – nome completo Felonius Gru – il genio del male che nel primo film cercava di rubare la luna. Nel secondo titolo adotta due bambine e diventa buono, si sposa, e assieme alla consorte viene declassato a bravo genitore. Ma noi intanto ci eravamo innamorati dei Minions – non solo noi, a giudicare dal successo degli spin-off a loro dedicati. Sempre in salopette operaia, pochi capelli in testa, uno o due occhi dietro gli occhiali da saldatore, tutti maschi, perfetti per le gag rubate al cinema muto. Questo “Minions & Monsters” è il loro terzo film. Ambientato a Los Angeles (dopo un prologo da “storia del mondo”, che vede i nostri alla ricerca di un padrone) snocciola a ripetizione gag sul cinema – quella con le bende della mummia usate come carta igienica è il più banale, a misura di bambino. Altre, più sofisticate, sfruttano con astuzia la storia del cinema.