Il covidista moderato e i figli allevati in modalità start up. Spasso Duval

Il comico francese racconta il pranzo con i suoceri. La consorte ha un padre covidista radicale e una madre atea. Invece di mettersi la mascherina afferra i nipoti e li bacia. Il genitore glieli strappa “e li ribattezza tuffandoli nel gel idroalcolico”
4 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 04:04
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"Moi, je suis covidiste moderé”. E’ uno sketch di Karim Duval, comico di madre cinese e padre franco-marocchino, cresciuto in Marocco prima di trasferirsi in Francia per studiare ingegneria. Poi ha mollato tutto per fare lo stand up. Con aria serissima da fedele, racconta la sua fede nel virus. “Ero una pecorella smarrita nel campo dell’igiene”, confessa. Ora tutto è passato, ha ritrovato la retta via. Senza fanatismo: “Ho amici che starnutano”. Assieme a Borat – strepitoso il suo invito alle donne americane: “Non votate che sennò Trump rischia di perdere, lui ama le donne, 26 accuse di molestie non possono essere tutte false, lui crede nel valore delle donne, per centinaia di migliaia di dollari che anche voi potreste guadagnare” – Karim Duval aiuta a passare il tempo tra un decreto e il successivo.
Per distrarre le nostre testoline dal conteggio: cosa riuscirà a fare la creatività italiana con una ventina di parametri atti a calcolare le zone di rischio? Dite “segregazione generazionale”? Karim Duval racconta il pranzo con i suoceri. La consorte ha un padre covidista radicale e una madre atea, che sarebbe pure a rischio perché fuma Gauloises dall’età di dodici anni. Invece di mettersi la mascherina afferra i nipoti e li bacia. Il genitore glieli strappa “e li ribattezza tuffandoli nel gel idroalcolico”. Va da sé che il covidismo è scismatico, da subito. Con l’ostia triangolare, di puro granturco, i fedeli si avvicinano distanziati al guacamole (pare che la cremina di avocado sia accettata da tutti, solo dopo arrivano i distinguo).
Ognuno ha la sua verità, e procede per conto suo. Ma il covidista moderato ha fiducia: “Ci evolveremo e riusciremo a raggiungere il livello intellettuale delle sardine” (nessuno riferimento alle sardine italiane con il cerchietto in testa, solo al fatto che le sardine nuotano in branchi, andando nella stessa direzione). Invochiamo un Karim Duval che applichi la sua vena satirica ai virologi e gli epidemiologi. Con la massima urgenza: tra poco avranno raggiunto un livello tale di litigiosità da poter aspirare soltanto al livello intellettuale del plancton. La scienza per statuto non ha certezze assolute. Ma la medicina un pochino potrebbe venirci in soccorso, senza dover far tornare in mente la barzelletta del dottore che consulta la sua cameriera prima di dare consigli.
Siccome un po’ di tempo ancora passerà, su YouTube c’è il resto del repertorio di Karim Duval da scoprire. Le lezioni di “Franglais”, per esempio, dove insegna a parlare la lingua delle aziende americane con filiali in Francia – l’accento francese rende lo sketch ancora più divertente. In quel misto di francese e inglese racconta “Forrest Gump” a colpi di target e di incentivi, per mettere su una startup di gamberetti. Corre e corre quando la ragazza dei suoi sogni non lo vuole sposare. Perché è questo che fanno i divorziati e i delusi in amore a Parigi: mettono la tuta e le scarpette, e corrono sul Lungosenna.
In un altro sketch, Karim Duval suggerisce come allevare i bambini in modalità startup. Come farli crescere a due cifre, fin da piccoli. Le somiglianze tra il neonato e le aziende nascenti sono molte: un gergo incomprensibile, molte notti insonni e molti investimenti che all’inizio non rientrano. Pochi bambini riescono a diventare unicorni. L’esperto racconta di avere chiamato suo figlio “Dilboo”, nome moderno e già ben piazzato sul mercato, praticamente già un logo. Il figlio va pensato come un progetto a due, innovativo e distruttivo. Da dare subito in “outsourcing” all’asilo, sperando che riesca presto a fare la cacca nel vasino, dopo i necessari brainstorming.