Economia
Campagna di Russia •
Perché le imprese europee spalleggiano il viaggio russo di Renzi
Eurosanzioni vs. opportunità di crescita. Al Forum di San Pietroburgo si rivedono i leader occidentali. Le industrie italiane siglano accordi, ma i tedeschi svettano ancora. Parlano Fallico (Intesa Russia) e Schauff (capo dei businessman Ue)

Roma. Ieri sera il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è arrivato in Russia per partecipare questa mattina ai lavori del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. L’agenzia americana Associated Press, in una sua analisi, ha scritto che “i leader dell’Unione europea arrivano in Russia, segnalando che le sanzioni possono essere ammorbidite”. Renzi, in realtà, è l’unico capo di governo dell’Unione europea presente, per di più alla guida di una nutrita delegazione istituzionale ed economica del nostro paese. Sempre ieri è arrivato il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che nel pomeriggio ha avuto un faccia a faccia con il presidente ospite, Vladimir Putin. Si è parlato delle sanzioni che l’Europa ha comminato a Mosca nell’estate 2014 e di cui Bruxelles ridiscuterà il prolungamento a fine mese. Per Juncker, “Russia e Ue devono tornare a dialogare, perché il prezzo della frammentazione è troppo alto”. Certo è che la mossa quasi solitaria di Renzi, nel mondo imprenditoriale europeo che opera in Russia, è stata notata. E apprezzata.
In Russia, secondo l’Associazione Conoscere Eurasia, ci sono circa 6.000 aziende tedesche radicate e attive, 3.000 francesi, 1.500 belghe e tra le 400 e le 500 con passaporto italiano. Le nostre, insomma, rincorrevano già prima delle sanzioni. Ieri al Forum di San Pietroburgo è stato inaugurato il padiglione del nostro paese, che gode dello status speciale di “Guest country”, con la firma di nove accordi – cinque i contratti firmati tra imprese italiane e russe, due i Memorandum of Understanding e due le lettere di intenti – in diversi settori. La stima degli organizzatori, tra cui l’ambasciata italiana a Mosca, è che le nostre aziende domenica porteranno a casa contratti per circa 1,4 miliardi di euro.
Una sensazione confermata da chi ha potuto partecipare al Forum di San Pietroburgo in queste ore. Gli organizzatori dicono che sono previste complessivamente 17.000 presenze, molte più delle 12.000 dello scorso anno. E se chiedere conto all’oste della qualità del vino non è la scelta più indicata, rimane indiscutibile il sensibile aumento di presenze istituzionali dai paesi occidentali. Non dagli Stati Uniti, visto che il dipartimento di Stato ha fatto sapere che nessun rappresentante del governo americano, di nessun livello, sarà presente. Le Nazioni Unite, in compenso, saranno rappresentate dal segretario generale, Ban Ki Moon. Dall’Europa, come detto, sono arrivati Renzi e Juncker, oltre al ministro dello Sviluppo italiano, Carlo Calenda, e al ministro degli Affari esteri dell’Ungheria, Péter Szijjarto. Lo scorso anno solo un ministro occidentale partecipò, quello italiano dello Sviluppo, Federica Guidi. Ieri pomeriggio inoltre, tra gli oratori d’onore, era presente Nicolas Sarkozy, già presidente della Repubblica francese, che ha proposto a Putin di “annunciare per primo la revoca delle contro-sanzioni russe, a quel punto noi europei seguiremmo”. Si sono riaffacciati, infine, media e opinionisti dei principali network europei e americani – tra cui l’americano Wall Street Journal e il tedesco Handelsblatt – mentre l’anno scorso la copertura mediatica fu a maggioranza cinese.