Economia
Editoriali •
Due svolte positive sulle banche italiane
Mps e Sondrio fanno i conti con i mercati. Chance da non perdere

Foto LaPresse
Di risiko bancario si è parlato molto dopo l’operazione Intesa-Ubi anche se finora le ipotesi di manovre in corso si sono limitate a rumors di mercato o di palazzo. Alcune novità degli ultimi giorni, però, aprono di fatto nuove prospettive per due banche: Popolare di Sondrio e Montepaschi (Mps). Si tratta di due storie molto diverse che hanno in comune di essere arrivate a un punto di svolta: la banca valtellinese ha perso la sua battaglia contro la trasformazione in spa perché Consiglio di stato e Corte di giustizia europea hanno ormai fugato ogni incertezza di tipo giuridico sul fatto che la riforma delle popolari debba essere rispettata; la banca pubblica senese ha fatto un balzo in avanti nel percorso di riprivatizzazione perché domenica scorsa l’assemblea dei soci ha approvato la scissione di 3,8 miliardi di crediti deteriorati (Npl)in favore della società Amco.
Quello che differenzia i due casi è che a Sondrio si cerca a tutti costi di evitare l’apertura agli investitori terzi e di mantenere uno status, quello di cooperativa, che in apparenza tutela migliaia di soci e in realtà preserva le prerogative di pochi, mentre a Roma c’è un tentativo quasi disperato di richiamare l’attenzione del mercato che si mostra freddo a causa dei 10-11 miliardi di rischi legali che incombono su chiunque prenda il posto del Mef come socio di controllo. A ogni modo, entrambe le banche sembrano destinate a essere coinvolte nel processo di consolidamento bancario che, a detta degli esperti, è anche l’unica via per attenuare l’effetto sul capitale delle nuove severe regole europee sulla classificazione degli Npl. Si vedrà con quali partner e con quali costi per lo stato. Intanto, da queste due vicende emerge un aspetto: la sponda parlamentare offerta da alcuni esponenti grillini alla Pop Sondrio per rinviare, ancora una volta, al 2021 la trasformazione in spa e le teorie in voga nel M5s sul futuro di Mps come banca pubblica, nonostante gli accordi presi in sede europea, sembrano tentativi malriusciti o fuori tempo di dare un indirizzo politico all’assetto bancario in Italia. La realtà sta andando in tutt’altra direzione.