L’amaro calice anti inflazione di Jerome Powell

La Fed alzerà ancora i tassi anche se sarà doloroso per imprese e famiglie
27 AGO 22
Ultimo aggiornamento: 04:07
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Foto LaPresse

La fase in cui la Federal Reserve diceva che l’inflazione era “transitoria” sembra preistoria. Nell’atteso discorso annuale di Jackson Hole, Jerome Powell ha ribadito l’impegno a proseguire con un’azione forte di contrasto all’aumento dei prezzi. “Useremo vigorosamente tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per domare l’inflazione”. Una specie di whatever it takes, insomma. “La stabilità dei prezzi è il fondamento dell’economia”, ha detto il banchiere centrale, altrimenti “il peso dell’alta inflazione ricadrebbe su coloro che possono sopportarlo meno”. Ma frenare la spirale inflattiva “richiederà tempo e un uso forte dei nostri strumenti per bilanciare la domanda e l’offerta. Richiederà probabilmente un periodo di crescita sotto il trend”. Insomma, si tratta di raffreddare il mercato del lavoro, inducendo una recessione o quantomeno una frenata dell’economia. La terapia non sarà indolore.
“I tassi alti, la crescita più lenta e più deboli condizioni sul mercato del lavoro faranno scendere l’inflazione, ma causeranno dolori per le famiglie e le imprese”, dice Powell, ma si tratta di sacrifici necessari perché non fermare l’inflazione “causerebbe ancora maggiori problemi”. Non aver agito prima ha aumentato i costi e non farlo ora li aumenterebbe in futuro. L’inflazione non è stata transitoria, come sosteneva Powell, anche per effetto dell’inerzia della banca centrale. La Fed continuerà quindi ad alzare il costo del denaro nella prossima riunione di settembre e le scelte americane condizioneranno anche quelle della Bce. Il rialzo dei tasse, unito allo choc energetico, rende la situazione molto più complicata per l’Italia che è esposta sia sul lato del debito pubblico sia su quello della dipendenza dal gas. La coperta per il prossimo governo si fa sempre più corta e forse è il caso che le forze politiche in campagna elettorale la smettano di propagandare fantasmagorici piani di spesa pubblica e tagli delle tasse, per concentrarsi su alcuni punti comuni in un’ottica di unità nazionale, pur nel rispetto dei ruoli che assegneranno gli elettori.