Economia
In sardegna •
Le idee energetiche della Todde contro la Costituzione e l’Europa
Dopo il decreto sulle rinnovabili, la governatrice sarda ha confermato la promessa già fatta in campagna elettorale di "creare una società energetica regionale per tagliare il costo delle bollette per cittadini e imprese”. Una soluzione che rischia di violare le leggi italiane e quelle dell'Ue

Alessandra Todde (Ansa)
Con due interviste rilasciate al Corriere della sera e al Fatto quotidiano, Alessandra Todde ha risposto duramente all’attacco del garante del M5s Beppe Grillo (“ha fatto ciò che gli viene meglio: il comico”). La presidente della regione Sardegna ha difeso le ragioni del suo decreto, che rende inaccessibile alle fonti rinnovabili “oltre il 99 per cento” del territorio sardo per “fermare la speculazione”.
La governatrice ha anche accusato il governo, che ha impugnato la moratoria e che probabilmente impugnerà anche il decreto sulle aree idonee che l’ha superata, di essersi mosso per fare gli interessi delle “lobby energetiche”. Ora però Todde rischia di aprire un nuovo fronte: ha infatti confermato la promessa già fatta in campagna elettorale di “creare una società energetica regionale per tagliare il costo delle bollette per cittadini e imprese”.
Al momento i dettagli non sono noti, ma si possono fare due ipotesi. Todde potrebbe infatti costituire una società, con capitale parzialmente o integralmente nelle mani della regione, per la vendita di energia elettrica in concorrenza con gli altri operatori del mercato. Di per sé non sarebbe una novità: già oggi ci sono diversi operatori a capitale parzialmente pubblico, anche quotati. Alcuni di essi, come le ex municipalizzate, sono nati attraverso una storia e un rapporto forte col territorio di riferimento, per poi crescere. In che modo, però, tale soggetto potrebbe garantire “sconti” ai residenti sardi?
Delle due l’una: potrebbe dotarsi di competenze nel trading talmente avanzate da fare le scarpe a tutti i soggetti che svolgono professionalmente da anni queste attività. E’ possibile che ci riescano, anche se improbabile. Oppure, e questo sembra più verosimile se si prendono a valore facciale le dichiarazioni di Todde, l’idea potrebbe essere quella di utilizzare la società regionale per vendere energia sottocosto, magari finanziando le eventuali perdite attraverso trasferimenti fiscali o parafiscali, o addirittura prevedendo che chiunque voglia investire nelle fonti rinnovabili in Sardegna debba prendersi la nuova società come partner, regalandole di fatto una rendita (una pratica molto diffusa nei paesi in via di sviluppo).
Ci sono un paio di precedenti. Proprio in Sardegna, l’ex presidente di centrodestra Ugo Cappellacci aveva varato nel 2011 una “flotta sarda” che operava sottocosto. L’esperimento cessò dopo appena due estati, sotto il peso dei debiti, delle sanzioni antitrust, della condanna in sede europea per aver concesso aiuti di stato illegali alla controllata Saremar che eserciva la flotta, e infine delle critiche della Corte dei conti che aveva anche fatto riferimento al rischio di fenomeni corruttivi.
Più recentemente, la regione Basilicata ha preso in considerazione un’operazione analoga, da alimentare con le compensazioni ambientali versate dai soggetti che producono petrolio e gas sul territorio della regione. Per il momento, il presidente Vito Bardi ha ripiegato su un meccanismo più semplice e meno controverso, cioè il riconoscimento ai residenti di uno “sconto in bolletta” praticato da tutti i venditori.
L’idea di una società che vende sotto costo grazie all’intervento a pié di lista della regione è infatti incompatibile con la disciplina dei mercati dell’energia e soprattutto con quella degli aiuti di stato: infatti la società regionale ne ricaverebbe un indebito vantaggio competitivo e sarebbe inevitabilmente costretta a restituire quanto percepito. L’eventuale utilizzo della società regionale come socio obbligatorio per gli investimenti nelle rinnovabili è a sua volta incompatibile con la libertà di stabilimento.
Detto in altri termini: esattamente come gli sforzi di mettere i bastoni tra le ruote agli investitori nelle fonti rinnovabili sono incostituzionali (oltre che dannosi per il clima), la proposta di fare concorrenza sleale ai venditori di energia va frontalmente addosso alle basilari regole dell’Unione europea. Todde ha sicuramente buone intenzioni, ma dal dire al fare ci sono la Costituzione e il trattato sul funzionamento dell’Unione europea.