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Editoriali

Prosegue la cura Milei

Redazione

Il pil è sopra il livello di fine 2023, i dati sull’occupazione sono positivi e il governo negozia nuovo accordo con il Fmi per stabilizzare il paese. Il treno dell'Argentina è sulla giusta direzione

La stabilizzazione macroeconomica dell’Argentina, che storicamente pare una contraddizione in termini, sta facendo passi in avanti. Il Congresso, dove il presidente Javier Milei è in forte minoranza, con un voto trasversale ha autorizzato il governo a negoziare un nuovo accordo con il Fmi. Il nuovo programma, dopo l’esito fallimentare dei due precedenti, parte da una base diversa: il paese è in equilibrio fiscale e le risorse del Fondo non servono per sostenere la spesa in disavanzo, ma per rafforzare le riserve della Banca centrale ed eliminare  le restrizioni ai movimenti di capitale. Il negoziato è in corso e, oltre che sulla somma, verte sul tipo di cambio: il governo sta sostenendo la valuta per contenere l’inflazione in vista delle prossime elezioni legislative, mentre il Fmi preferirebbe andare verso un cambio più libero. In ogni caso, è possibile tracciare un bilancio parziale del piano di Milei con gli ultimi dati. Secondo l’Indec, l’istituto di statistica, il Pil nel 2024 è diminuito dell’1,7 per cento: al contrario di quanto possa sembrare, è un dato positivo e migliore delle aspettative (il Fmi stimava -3,5 per cento; il governo -3,8 per cento).

Dopo l’aggiustamento fiscale monstre di 5 punti di pil, l’attività economica è crollata nel primo semestre del 2024 ed è cresciuta a ritmi sostenuti nel secondo. Già ora il pil dell’Argentina è sopra il livello di fine 2023, quando il libertario Milei si insediò come presidente, e le proiezioni di Ocse e Fmi indicano  una crescita nel 2025 del 5,5-5,7 per cento. Molto più che un rimbalzo. Anche i dati sull’occupazione sono positivi. Nonostante la feroce austerity, il taglio del 30 per cento della spesa pubblica e di 37 mila dipendenti pubblici, gli occupati nell’ultimo trimestre del 2024 sono 78 mila in più rispetto al 2023. Sono aumentati anche i disoccupati di 78 mila unità, per effetto dell’incremento della popolazione attiva (+193 mila): vuol dire che più persone ora cercano lavoro. A questi dati va aggiunto un bilancio pubblico in avanzo e un’inflazione –che un anno fa era la più alta al mondo – in costante calo. Il percorso di stabilizzazione non è compiuto, il treno dell’Argentina può ancora deragliare, ma è sulla direzione giusta e ha fatto un buon pezzo di strada.

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