Il colloquio

Sassi (Confindustria): “Sui dazi serve responsabilità dalla politica”

Luca Roberto

La presidente degli industriali dell'Emilia-Romagna: "Per un paese esportatore come il nostro è necessario saper tenere aperto il dialogo e la strada della diplomazia. I rischi della decisione americana? Ricadute inflattive e contraccolpi sulla produzione"

“Sui dazi serve responsabilità, come dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Io credo che per un paese esportatore come l’Italia le questioni legate al commercio internazionale siano tanto importanti da dover essere sostenute a prescindere dalle politiche e dal dibattito interno. Non è un tema su cui dividersi”. Lo dice, Annalisa Sassi, da presidente di Confindustria Emilia-Romagna. Ovvero una delle regioni che più potrebbero patire l’imposizione di nuovi dazi sull’export negli Stati Uniti.  “Io non sono per la logica della rappresaglia, rispondere a dazi con nuovi dazi. Per questo credo che ci voglia responsabilità e ragionevolezza nel sapere tenere aperta la porta del dialogo, della diplomazia, dello spazio negoziale che resta fondamentale”, spiega al Foglio. Eletta ai vertici confindustriali regionali nel 2022 per un mandato di quattro anni, Sassi, parmense, è alla guida dell’azienda di famiglia “Casale Spa”, produttrice di beni d’esportazione apprezzatissimi nel mondo, e specialmente negli Usa, come il prosciutto di Parma (attraverso il prosciuttificio storico a Casale di San Felino) e il prosciutto San Daniele (prodotto dal prosciuttificio Selva Alimentari, in Friuli). Il presidente americano Donald Trump ha minacciato più e più volte l’imposizione di dazi all’import dal Vecchio continente. E certo non lasciano ben presagire certe dichiarazioni come quelle del vicepresidente J.D. Vance che continua a dipingere l’Europa come un continente di scrocconi. “La vera questione per i comparti che rischiano di essere più direttamente colpiti dai dazi è il rischio di una spirale inflattiva che può portare a un rallentamento della produzione, con ricadute molto pericolose”, spiega Sassi. I numeri e le stime per ora possono basarsi solo su calcoli teorici, ma si predica comunque una certa cautela. Per non scoraggiare un tessuto sociale, quello produttivo, che è già gravato da mille difficoltà e insidie. Anche per questo l’auspicio dell’imprenditrice è che “dopo eventuali dazi imposti alle nostre aziende si possa trovare un percorso di adeguamento” rispetto alle dinamiche del mercato. “Sapendo costruire anche una nuova dimensione che serva a far crescere le industrie del nostro paese”. 

La presa di posizione di imprenditori come Sassi non è da poco perché sembra divergere dall’atteggiamento di chi minimizza l’impatto dei dazi. Quel che per esempio continuano a fare i vari Borghi e Bagnai nella Lega. “Su questo punto non mi sento di commentare”, dice Sassi al Foglio volendo rimanere al di fuori della diatriba puramente politica. L’esempio, come sempre, però, sono le parole del capo dello stato “e la sua chiamata alla responsabilità. Che è qualcosa che dovrebbero far propri tutti”. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ieri ha detto di apprezzare la fermezza di quell’intervento, auspicando reazioni europee purché intelligenti, perché "reazioni cretine non servono a nulla". 

Ma in questa situazione così peculiare, che ruolo può svolgere il governo italiano e principalmente la premier Giorgia Meloni, che con Trump sembra avere un rapporto privilegiato? “Per un paese fortemente esportatore come l’Italia è chiaro che l’obiettivo deve essere quello di salvaguardare il commercio, a prescindere dalle possibili ricadute politiche. Vuol dire, come ho già detto, insistere sulla dimensione dialogante. Dopotutto il commercio si fa dialogando, senza chiusure unilaterali”. Un lavoro che, anche secondo la presidente degli industriali emiliano-romagnoli, dovrebbe essere fatto a stretto contatto con le istituzioni europee, anche per non far sì che l’unità si disperda e con essa il suo peso negoziale. Perché gli interessi italiani sono anche gli interessi dell’Europa? “Il dialogo deve essere portato avanti insieme”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.