
Fabbrica di pannelli solari della coreana Hanwha Qcells Solar negli Usa (LaPresse)
editoriali
Investire sulla transizione nell'èra Trump. Le avvertenze di Bankitalia
Ha ancora senso parlare di sostenibilità ambientale e di transizione energetica come motore della finanza mondiale ora che il presidente americano Donald Trump ha cancellato il cambiamento climatico dall’agenda? Palazzo Koch pone un problema di “rischio di transizione”
Ha ancora senso parlare di sostenibilità ambientale e di transizione energetica come motore della finanza mondiale ora che il presidente americano Donald Trump ha cancellato il cambiamento climatico dall’agenda? Paolo Angelini, vice direttore della Banca d’Italia, ha spiegato, in un convegno ieri a Milano, come il nuovo contesto geopolitico rischia di cambiare quello che sembrava un indirizzo consolidato per i fondi di investimento aprendo una fase di incertezza soprattutto in Europa che sulla strada della transizione è il continente che si è portato più avanti. La Banca d’Italia è dell’idea che la recente evoluzione non dovrebbe spingere l’Ue a correzioni di rotta eccessive, ma pone un problema di “rischio di transizione” e ritiene opportuno un atto di trasparenza da parte di chi ha indirizzato flussi di risparmio verso questo obiettivo. In pratica, dice Angelini, ci siamo lasciati alle spalle la fase in cui la finanza pareva destinata a guidare la transizione, “forzando” le imprese altamente inquinanti a decarbonizzare le proprie produzioni. Oggi c’è maggiore consapevolezza del fatto che la lotta al cambiamento climatico dipende da scelte che sono nelle mani dei governi e degli azionisti delle imprese non finanziarie, specie quelle ad alte emissioni. Così bene farebbero gli operatori finanziari a chiarire alla propria clientela che investire in sostenibilità può anche comportare una rinuncia al rendimento. Ma chi, pur continuando a credere nell’ambiente, è disposto a guadagnare meno? Da una rilevazione della Consob, dice il vice direttore della Banca d’Italia, emerge che solo un numero relativamente ridotto di risparmiatori sarebbe disposto a questa rinuncia. D’altronde non esistono pasti gratis, e neppure transizioni ambientali. L’industria del risparmio e le istituzioni possono promuovere le tematiche della sostenibilità spiegandone i costi per la società, ma è preferibile che le scelte dei risparmiatori siano libere e consapevoli più che forzate e decise politicamente.


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