Il Piano casa e i 60.000 alloggi pubblici da recuperare. Parla Buttieri (Federcasa)

 “Le nostre richieste sono state ascoltate dal governo, ma servirà aspettare il decreto attuativo interministeriale che definirà le risorse e traccerà la linea" dice il presidente della Federazione. Altrimenti, il rischio è di navigare nell’incertezza. Intanto gli enti hanno 3,2 miliardi di morosità accumulata dei canoni, e nelle grandi città le occupazioni abusive sono gestite soprattutto dalla malavita

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6 MAY 26
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Il Piano casa approvato dal governo, affiancato al disegno di legge per accelerare i rilasci degli immobili, promette circa 100.000 alloggi in 10 anni tra intervento pubblico e investimenti privati. Ma la parte più immediata, più raggiungibile nel breve periodo, riguarda le case popolari che esistono già ma che non sono assegnabili: circa 60.000 alloggi da recuperare con ristrutturazioni e manutenzione.
Dentro questo incrocio tra patrimonio pubblico, morosità e occupazioni abusive si muove Federcasa, che riunisce gli 85 enti che gestiscono le case popolari. “Il Piano casa e il disegno di legge sono passi importanti perché iniziano ad affrontare il problema”, dice al Foglio il presidente di Federcasa Marco Buttieri, che ha presentato poco più di due settimane fa al Senato i dati dell’Osservatorio Federcasa–Nomisma: 797 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica, di cui 61.300 sfitti e 22.700 occupati senza titolo, abusivamente. “E’ una situazione che paga anni di non investimento da parte dello stato. Finita la Gescal nel 1992, la competenza è passata alle regioni, ma con la sanità da finanziare la casa viene per ultima. Non per volontà, ma perché la coperta è quella. Molte leggi regionali dicono che il sistema si dovrebbe reggere in equilibrio coi canoni: noi abbiamo un canone medio di 130 euro al mese contro i 600 del mercato libero, e paghiamo l’Imu come gestori privati. Con quel tipo di canone la manutenzione non riusciamo a farla”.
Sempre Nomisma e Federcasa hanno stimato una morosità consolidata a bilancio dei canoni vicina a 3,2 miliardi di euro, pari a circa 4.200 euro per alloggio in media, tra chi presenta 10 anni di morosità e chi pochi mesi. Ma comunque troppa per gli enti di Federcasa: “Le nostre aziende più o meno hanno un miliardo di fatturato all’anno di canoni: per risanare la morosità di 3,2 miliardi dovremmo fatturare più di tre anni senza spendere nulla – commenta Buttieri. E’ un problema insormontabile”. Poi il presidente di Federcasa spiega: “La morosità incolpevole viene coperta in parte dai fondi sociali, ma è una minima parte”. Infatti, c’è poi il resto: i disagi abitativi, i lavori in nero, i casi in cui chi potrebbe pagare non lo fa. “Non possiamo generalizzare”, dice, “Ma in alcuni enti del centro-sud la morosità arriva a sfiorare il 50 per cento”.
C’è poi il fronte delle occupazioni abusive: “Il segnale questa volta è importante. Nel momento in cui io ho gli elementi giuridici per poter fare gli sfratti ho già fatto il 50 per cento del lavoro. L’altro 50 per cento riguarda l’esecuzione” – spiega Buttieri. “Nel momento in cui avviene lo sgombero sorge anche un problema sociale: se ci sono famiglie e bambini deve esserci un percorso fatto di assistenza e servizi sociali chiaro”. Ma il problema per il presidente di Federcasa è ancora più profondo perché non è sempre vero che gli occupanti abusivi non pagano il canone, anzi. Lo pagano, ma alla malavita: “La maggior parte delle occupazioni sono gestite dalla criminalità organizzata, specialmente nelle grandi città dove c’è più tensione abitativa. E proprio per questo”, aggiunge Buttieri, “il piano del governo di agevolare gli sfratti può essere un inizio anche per sgretolare quel sistema estorsivo criminale”.
Sui 60.000 alloggi pubblici recuperabili, Federcasa propone la via dello snellimento burocratico: “Questi alloggi hanno un costo medio di ristrutturazione medio di 20.000 euro: alcuni costano 7-8 mila, altri 30. Ma la maggiorparte sono opere di manutenzione straordinaria. Serve un ente attuatore che dia le risorse direttamente alle aziende, che hanno già fatto le gare e per questo hanno già gli accordi quadro per le manutenzioni. Possono già partire”. Il governo ha stanziato 116 milioni sul 2026, che per Buttieri “non si possono spendere in una settimana, sono da programmare. Se vogliamo farcela entro fine anno dobbiamo partire subito”.
Crede che si potesse già far di più, essendo questo un buon punto di inizio? “Le nostre richieste sono state ascoltate dal governo, ma servirà aspettare il decreto attuativo interministeriale che definirà le disponibilità e traccerà la linea”. Altrimenti, il rischio è di navigare nell’incertezza: “Le risorse sono spalmate su cinque anni. Ma come saranno gestite? Le anticiperà lo stato o Invitalia? Le nostre aziende possono fare anticipazione di cassa per partire con i cantieri, ma non hanno tutte quelle risorse”.