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L’autorizzazione alle chat su Mps-Mediobanca va negata alla procura. Intervista a Zanettin
“Un parlamentare deve essere libero di parlare con chiunque nell’esercizio delle sue attività senza temere che quello che dice possa essere usato contro di lui o contro il suo interlocutore”, dice il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche
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9 MAY 26

Foto LaPresse
"L’autorizzazione alla Procura di Milano a leggere le chat che il direttore del Tesoro, Marcello Sala, si è scambiato con i parlamentari sulla scalata di Mps a Mediobanca andrebbe negata. La segretezza delle conversazioni andrebbe garantita a tutti i cittadini, ma per i parlamentari è una prerogativa prevista dalla Costituzione”. Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, è il primo politico della maggioranza di governo a dire chiaramente come la pensa sulla spinosa faccenda. “Desidero, però, precisare che ho apprezzato molto il gesto del procuratore Viola di chiedere l’autorizzazione”. Poteva non farlo? “Tante volte, in passato, abbiamo visto inquirenti muoversi decisamente con minore attenzione e rispetto nei confronti di deputati e senatori”. Zanettin, già componente del Consiglio superiore della magistratura (2014-2018), ha trasformato la commissione banche in una sorta di confessionale pubblico – tutte le audizioni si possono ascoltare in diretta e sono successivamente disponibili in rete - dei giochi di potere finanziario e dei loro intrecci con la politica. “Io preferirei definirlo più un ponte tra finanza e politica – sorride Zanettin – Un modo per far dialogare due mondi spesso distanti. E siamo anche fortunati per il periodo favorevole: le commissioni banche prima della nostra erano state costrette a occuparsi di scandali e crac bancari. Noi possiamo parlare di fusioni e acquisizioni e di progetti importanti per il paese”.
Nata a febbraio 2025, la commissione in oltre un anno ha visto sfilare quasi tutti i grandi protagonisti del risiko bancario: Luigi Lovaglio, Andrea Orcel, Philippe Donnet, Giuseppe Castagna, e il 18 giugno sarà ascoltato il ministro Giancarlo Giorgetti. Un calendario fitto che qualche mesi fa ha incluso i procuratori di Milano, Marcello Viola e Stefano Pellicano, ai quali i senatori hanno chiesto lumi sugli sviluppi dell’indagine su Mps-Mediobanca. In quell’occasione, i due magistrati avevano specificato che la procura “non punisce enti pubblici o sfere di influenza, non punisce atteggiamenti che mirano ad avere un potere politico su certi istituti bancari”. Secondo lei, è cambiato qualcosa? “Non credo, l’indagine è sempre volta ad accertare il concerto che è una probatio diabolica, cioè una prova estremamente difficile da trovare. Ma ad essere indagati sono due imprenditori e un manager bancario, non parlamentari e ministri. Del resto, l’obbligo di fornire comunicazioni trasparenti al mercato non spetta ai politici, ma a chi possiede azioni di una determinata società”. E quindi perché la Procura vuole acquisire le chat? “Probabilmente, i magistrati stanno tentando di trovare altri elementi a sostegno della loro tesi, quella del concerto, del patto occulto tra soci, ma non credo intendano estendere l’indagine a un livello politico-istituzionale. Questa è l’idea che mi sono fatto”. E allora perché negare l’autorizzazione? “Perché un parlamentare deve essere libero di parlare con chiunque nell’esercizio delle sue attività senza temere che quello che dice possa essere usato contro di lui o contro il suo interlocutore”. Avete mai pensato di ascoltare qualche ex vertice di Mediobanca sul tema della scalata da parte di Mps? “Non posso escludere che lo faremo”.
Nella vostra fitta agenda di appuntamenti, c’è stata anche una trasferta a Milano di tutta la commissione banche, giovedì scorso, per incontrare i vertici di Borsa italiana, in particolare l’ad Fabrizio Testa che è stato appena confermato dall’azionista di maggioranza, il gruppo francese Euronext, contro il parere della Cassa depositi e prestiti che intendeva proporre un suo nominativo sulla base dei patti parasociali sottoscritti e che finora, però, non sono stati riconosciuti dai tribunali a cui si è rivolta. Ne è scaturito uno scontro istituzionale senza precedenti. “La nostra visita alla Borsa era programmata da tempo – prosegue Zanettin - ma non posso negare sia stata l’occasione per cercare una mediazione tra le parti”. Un lavorìo diplomatico, quindi, anche in vista delle future audizioni della commissione: il 21 maggio sarà ascoltato il numero uno di Euronext, Stephane Boujnah e il 4 giugno l’ad di Cdp, Dario Scannapieco. Lei è di Vicenza. Pensa che anche questa diatriba su chi debba guidare la Borsa sia un caso di assedio di potere romano a Milano? “No, credo che la diatriba sia più tra Italia e Francia”. Che idea si è fatto parlando con tanti banchieri? “E’ un ambito complesso ed è molto positivo per i senatori poter apprendere informazioni da fonti dirette, in gran parte autorevoli manager che stanno anche producendo ottimi risultati”. Quale sarà il prossimo big? “Inviteremo Carlo Messina, ceo di intesa Sanpaolo, ma non c’è ancora una data”.