Per il ritorno al nucleare non basta la legge, serve un consenso ampio

Nonostante la congiuntura energetica pessima, sarà difficile che si riesca in questa legislatura (almeno) ad approvare la legge delega sul “nucleare sostenibile”. E' necessario un accordo che tenga insieme istituzioni, territori e opinione pubblica

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9 MAY 26
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Foto di Lukáš Lehotský su Unsplash

Di nucleare si parla tanto, ma si norma molto meno. Con grande favore va dunque accolta la volontà emersa nel vertice di maggioranza di ieri di imprimere un’accelerazione nel percorso verso il ritorno di una produzione elettronucleare nel nostro paese. L’iter dell’apposito disegno di legge delega però procede a dir poco a rilento. La commissione Attività produttive della Camera avrebbe dovuto cominciare a votare le proposte di modifica già la settimana scorsa, ma non sono arrivati i pareri del governo e, se va bene, se ne parlerà la prossima. Così il traguardo di luglio per il passaggio anche in Senato si allontana. Anche perché ormai mancano poco più di 500 giorni al termine tecnico della legislatura – la XIX – che non potrà andare oltre i primi di ottobre del 2027. Un termine molto ravvicinato se si tiene conto che l’esito del recente referendum costituzionale sulla riforma della giustizia ha nei fatti già avvicinato le elezioni. Basti ricordare che siamo già nella dinamica classica che precede ogni legge di bilancio “di fine ciclo”, l’ultima quella che segna il vero capolinea di un Parlamento.
Temiamo che, nonostante la congiuntura energetica pessima, sarà difficile che si riesca in questa legislatura (almeno) ad approvare la legge delega sul “nucleare sostenibile”. Perché il punto, prima ancora dei costi, delle tecnologie o dei modelli industriali, è un altro. L’energia nucleare ha bisogno di qualcosa che in Italia scarseggia più dell’uranio: un consenso ampio, trasversale, duraturo. Non basta una maggioranza di governo, non basta un ciclo politico favorevole. Serve un accordo che tenga insieme istituzioni, territori e opinione pubblica. Senza la verifica di questo difficilissimo consenso, parlare di un possibile ritorno dell’energia atomica è – semplicemente – tempo perso.
Mancando le norme, va da sé, che la prima delle numerose verifiche è quella parlamentare. Se c’è una maggioranza trasversale pro nucleare sarebbe gran cosa che venisse fuori adesso, in questa legislatura, per non ripartire da capo nella prossima. E togliere anche un ottimo argomento di distrazione di massa dalla prossima campagna elettorale.