Scontro regione-governo: “La Sardegna non blocchi le rinnovabili”. Parla il ministro Pichetto Fratin

“L’energia riguarda la sicurezza nazionale. Per ogni iniziativa nascono tre comitati di protesta, ma siamo avanti con gli obiettivi al 2030” dice il titolare del Mase. E sui 30 progetti sardi aggiunge: "Todde rivendica un’autonomia ulteriore a quella che ha"

di
9 MAY 26
Immagine di Scontro regione-governo: “La Sardegna non blocchi le rinnovabili”. Parla il ministro Pichetto Fratin
 “L’energia è una questione di competitività economica ma ormai anche di sicurezza nazionale, questo dovrebbe essere chiaro a tutti dopo le crisi degli ultimi anni”. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è sempre misurato e non certo un amante della polemica me negli ultimi giorni ha acceso un confronto dialettico con la presidente della regione Sardegna, Alessandra Todde, che si è opposta a circa 30 progetti di impianti di rinnovabili da installare nell’isola. “Dobbiamo decidere noi dove mettere gli impianti”, è la posizione della governatrice del M5s. Questo scontro arriva al culmine di un contenzioso legale. Il governo ha vinto alla Corte costituzionale contro due leggi regionali che, di fatto, vietavano le rinnovabili sull’isola; mentre la Sardegna ha impugnato la legge nazionale perché limiterebbe la sua autonomia. “La Sardegna rivendica un’autonomia ulteriore a quella che ha, e che io rispetto, nello statuto speciale”, dice Pichetto al Foglio.
La regione deve fare una legge sulle aree idonee che permetta di raggiungere gli obiettivi nazionali, che sono compatibilissimi con qualsiasi visione politica, come dimostrano altre regioni governate dalla sinistra con cui c’è un’interlocuzione continua anche su eventuali correzioni da fare – dice il ministro dell’Ambiente –. Si può discutere su come rendere compatibili gli investimenti, ma bisogna andare avanti. Se invece l’obiettivo è quello di bloccare tutto, allora no, questo non va bene”. Questo contenzioso politico e legale con la Sardegna non aiuta. “Certo che no. Rallenta il raggiungimento degli obiettivi nazionali, ma rallenta anche la produzione di energia per la Sardegna a tutto svantaggio dei sardi”.
Su un aspetto, però, la presidente Todde ha ragione: lei si è espressa contro i 30 progetti di impianti, che hanno avuto lo stesso parere negativo da parte del ministero della Cultura. La stessa dinamica, con il ministero dell’Ambiente a favore e il ministero della Cultura contrario, c’era anche nel governo Draghi. Non c’è un problema con la cultura del no delle soprintendenze? “E’ vero che i progetti incagliati hanno avuto parere negativo da parte delle Soprintendenze, e per questo motivo è in corso una valutazione che si concluderà con un giudizio a livello di Consiglio dei ministri. C’è un confronto aperto con il ministro Giuli e sono sicuro che come governo troveremo un equilibrio. Ma il problema non sono questi trenta casi, il problema sono tutti gli altri progetti. La Sardegna non ne manda avanti nessuno. Rivendica l’autonomia, ma l’autonomia che non sta esercitando è quella di individuare le aree idonee per le rinnovabili”. Beh, la presidente le risponderebbe che una legge sulle aree idonee l’ha fatta. “Onestamente, non si può sostenere che va bene meno dell’1 per cento del territorio”.
L’opposizione che a livello locale accusa il governo di voler “invadere” la Sardegna con le pale eoliche, a livello nazionale vi accusa di essere contro le rinnovabili. “Guardi, su questo parlano i numeri. Durante il governo Meloni la capacità installata è cresciuta a tassi superiori al passato. Negli ultimi tre anni e mezzo abbiamo superato gli obiettivi del cronoprogramma per il 2030, a dicembre 2025 eravamo a 1,5GW sopra la tabella di marcia”.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dice che ci sono circa 4 mila progetti impantanati nell’iter autorizzativo e che dopo la Sardegna, che ha il deficit più grande rispetto agli obiettivi, c’è la Calabria che è amministrata dal centrodestra e dal suo collega di partito Roberto Occhiuto. Quindi non è solo la Todde il problema? “Certamente ci sono specificità territoriali che incidono, per ogni iniziativa nascono tre comitati di protesta. Le situazioni sono a macchia di leopardo su tutto il paese. Non voglio fare la ricerca dei colpevoli. Dobbiamo capire tutti che è una questione di interesse nazionale. Non possiamo fermare gli investimenti nel mezzo di una crisi energetica che ci impone prezzi altissimi. Ci sono situazioni a cui fa riferimento Orsini, bisogna superare le criticità, ma ricordiamo che i progetti autorizzati sono molto superiori al cronoprogramma e che l’installato ha comunque superato gli obiettivi al 2030”.
Il governo punta anche sul nucleare, che però sembra come il Ponte sullo stretto: esiste in ogni campagna elettorale, ma non si farà mai. “Le cose vanno fatte per bene. A settembre 2023 si è insediato il gruppo di esperti, la delega è arrivata in Parlamento e verrà votata la settimana prossima. Potrebbe diventare legge prima della pausa estiva per poi affrontare i decreti delegati. Sono convinto che per fine anno chiudiamo con i decreti, dotiamo l’Italia del quadro giuridico necessario alla produzione di energia nucleare. Penso che i tempi siano maturi anche nell’opinione pubblica, le crisi energetiche e i prezzi bassi in paesi che hanno il nucleare come Francia e Spagna dimostrano che una fonte di energia continuativa e pulita è essenziale”.