A Trento, il Pd fa la festa al mercato e si divide sul futuro di una grande utility

I sindaci di Trento e Rovereto Ianeselli e Robol sono favorevoli all'ipotesi di quotare in borsa Dolomiti Energia. Ma il Pd provinciale ha fatto trapelare irritazione per le sortite dei due primi cittadini e li ha richiamati all’ordine perché decisioni di questa portata non possono essere lasciate alle amministrazioni

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12 MAY 26
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Foto Ansa

Per il dibattito economico italiano Trento non è una qualsiasi città di provincia. In virtù della robusta tradizione pro-mercato del suo Festival dell’Economia, prima nella versione Boeri-Laterza e ora in quella targata Sole24 Ore, ciò che si discute nella città di Alcide De Gasperi ha comunque un rilievo nazionale. Se poi come nel caso concreto di Dolomiti Energia si registrano profonde divisioni dentro il Pd l’interesse raddoppia, visto che lo stesso partito si candida nel 2027 a guidare il paese con la parola d’ordine della crescita. La pietra dello scandalo è l’ipotesi di quotare in Borsa proprio Dolomiti Energia, la utility locale che assicura i servizi di energia ed acqua. L’amministratore delegato, Stefano Granella, ha presentato nelle settimane scorse un ricco programma di sviluppo che prevede massicci investimenti pluriennali (2,1 miliardi) non solo per garantire l’ordinaria amministrazione ma per modernizzare le reti, i sistemi digitali e rafforzare gli impianti delle rinnovabili. Invece di far debito Granella ha proposto di quotarsi mettendo in vendita circa il 22 per cento delle azioni di Dolomiti Energia, conservando però agli azionisti pubblici (Provincia di Trento e Comuni di Trento e Rovereto) la maggioranza assoluta. Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli – un indipendente d’area iscrittosi però proprio di recente al Pd – e la sindaca di Rovereto, Giulia Robol dello stesso partito, si sono pronunciati a favore dei piani aziendali condividendo una strategia che punta fare di Dolomiti Energia non solo un soggetto capace di finanziare sul mercato la crescita ma anche di diventare un campione nazionale. La società infatti è quarta per produzione nazionale idroelettrica e già produce energia attingendo quasi interamente alle rinnovabili.
Il Pd provinciale non la pensa però allo stesso modo di Ianeselli e Robol e prima tramite il segretario Alessio Manica ha fatto trapelare irritazione nei confronti delle sortite dei due sindaci e poi li ha addirittura richiamati all’ordine (“adeguatevi alla linea”) sostenendo la primazia del partito a scapito dell’autonomia decisionale dei primi cittadini. Decisioni di questa portata, è l’argomentazione, non possono essere lasciate alle amministrazioni. Il tutto in una regione che ha fatto dell’autonomia la sua bandiera identitaria! L’aut aut di Manica, tra l’altro, mette in discussione anche l’eventualità che il reprobo Ianeselli possa candidarsi nel ‘28 alla presidenza della Provincia (la poltrona-chiave del territorio). Cosa sostiene Manica? La sua posizione è analoga a quella di alcuni comitati civici e di Onda (una formazione spin-off dei 5 Stelle) che parlano di “perdita della sovranità territoriale” e di finanziarizzazione dei beni primari (acqua e idroelettrico). E che ventilano anche la mala ipotesi che per dare dividendi ai futuri azionisti privati Dolomiti Energia finisca per alzare le bollette.
Per replicare almeno in parte a queste obiezioni e venire incontro a una richiesta della Uil locale l’amministratore delegato di Dolomiti Energia ha garantito forme di azionariato popolare e dei dipendenti collegate le prime a sconti in bolletta e le seconde ai premi di produttività. Il caso della quotazione dell’utility trentina si fa ancora più interessante se si guarda alla posizione assunta dal centro-destra. Il presidente leghista della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, azionista di Dolomiti Energia, ha giocato per un po’ con le divisioni interne al Pd che gli sono sembrate manna dal cielo. Poi però ha di fatto preso posizione dichiarando di voler portare il dibattito in Consiglio e promettendo che nel 2026 nessuna decisione sarà presa se non in totale condivisione. Per Lorenzo Dellai, ex presidente di centro-sinistra della Provincia dal 1999 al 2012, “quella di Fugatti è una furbizia” e non è un comportamento da “governatore”. L’accusa è di aver abilmente buttato la palla in tribuna tentando di mascherare una posizione fieramente contraria.
A destra, del resto, anche Fratelli d’Italia è schierato contro la quotazione. In verità dentro l’azionariato di Dolomiti Energia già ci sono investitori privati (Caritro, Isa e La Finanziaria Trentina) che hanno finora convissuto tranquillamente con gli azionisti pubblici. Certo la Borsa è tutt’altra esperienza e ai partiti trentini di centro-destra e centro-sinistra trasmette pavlovianamente il timore di perdere grip sulle scelte della utility locale. Così l’autonomia, vero totem del territorio, finisce per valere solo per sé, la società civile deve ubbidire. Finora la Confindustria locale è stata cautissima: non si è espressa. Chissà se al prossimo festival dell’Economia che inizia il 20 maggio se ne parlerà.