Mobilitazione europea per Unicredit-Commerzbank. Ma l’Italia tace

Tutto lo stato maggiore delle istituzioni europee sta cercando di evitare che la reazione ostile della Germania si trasformi in un’azione concreta contro Unicredit. Il rischio di imbarazzi nei rapporti tra Bruxelles e la cancelleria tedesca

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12 MAY 26
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Foto Ansa

La scalata di Unicredit a Commerzbank diventa un caso europeo. Ieri il ceo della banca italiana, Andrea Orcel, ha incontrato la commissaria europea per i servizi finanziari, Maria Luìs Albuquerque, e la vice presidente esecutiva della Commissione Ue, Teresa Ribera. Normali colloqui istituzionali in concomitanza con l’avvio dell’ops sulla banca tedesca, dicono in sintesi fonti di Unicredit. Ma c’è molto di più. Orcel, pur con le sue modalità “muscolari”, è riuscito a porre all’attenzione di Bruxelles le contraddizioni delle fusioni bancarie tra diversi stati: da un lato, c’è l’interesse comune al rafforzamento finanziario dell’Unione, dall’altro l’approccio sovranista dei governi. L’opposizione con cui il governo federale di Friedrich Merz ha accolto l’offerta di Unicredit su Commerzbank diventa così un caso “politico”. I campioni bancari europei, servono o non servono per rafforzare la competitività internazionale dell’Ue? Le integrazioni tra banche di diversi paesi si possono o non si possono fare senza correre il rischio di incappare in barriere politiche?
Non è una questione tecnica, è un nervo scoperto del percorso europeo in un momento di profonda trasformazione degli equilibri internazionali. Da quando si è insediata, Albuquerque sta provando a contrastare le tentazioni sovraniste dei governi che frenano l’unione bancaria e la creazione del mercato unico dei capitali. Politica e manager portoghese, schierata con la destra del Ppe, lo scorso anno ha spinto per l’invio della lettera di messa in mora al governo italiano per il golden power imposto a Unicredit per l’acquisto di Banco Bpm. E adesso l’iniziativa della banca italiana ha creato un terreno perfetto per misurare le distanze tra il progetto europeo e le barriere degli stati. L’offerta su Commerzbank si chiude il 16 giugno. E questo è il momento della verità. E si sta mobilitando tutto lo stato maggiore delle istituzioni europee per cercare di evitare che la reazione ostile della Germania si trasformi in un’azione concreta contro Unicredit che sicuramente creerebbe imbarazzo nei rapporti tra Bruxelles e la cancelleria tedesca. Dopo che nei giorni scorsi il presidente dell’Eurogruppo, il greco Kyriakos Pierrakakis ha offerto, indirettamente, un assist a Orcel dicendo che l’Europa “ha bisogno di grandi gruppi”, il vice presidente uscente della Bce, Luis de Guindos, in un’intervista al Financial Times, si è spinto ben oltre: “L’intervento di Berlino va contro lo spirito del mercato unico”. E ha aggiunto che l’industria bancaria della Germania è molto frammentata e ha bisogno di essere modernizzata mentre il paese è alle prese con grandi sfide economiche. Considerazioni che entrano nel merito, non si limitano ad affermare un principio di massima.
Insomma, si è tolto un tappo e dall’Europa piovono apprezzamenti per la prospettiva che il matrimonio tra Unicredit e Commerzbank può aprire anche per favorire il salto tecnologico del settore creditizio e finanziario. Sharon Donnery, membro irlandese del consiglio di vigilanza della Bce, intervistata dal giornale spagnolo Expansion, ha toccato un punto nevralgico: “Dal punto di vista della competitività – ha osservato – le banche europee mancano di dimensioni e scalabilità, soprattutto in un mondo digitale in cui è necessario investire ingenti somme. Un approccio bancario transfrontaliero consentirebbe ad alcune banche di acquisire dimensioni e scalabilità”. E in Italia? A parte l’ottimismo del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli (in un’intervista a Repubblica ha detto di essere convinto che il mercato alla fine vincerà sempre perché ha una durata superiore a quella della politica), le uniche, blande reazioni, di esponenti della maggioranza di governo sono stati quelle del ministro Antonio Tajani, che si è limitato a dire di non credere che l’operazione di Orcel in Germania sia “ostile”, e quella ambivalente di Marco Osnato di Fratelli d’Italia: “La politica non deve prevalere sul mercato, ma neanche il mercato deve prevalere sulla politica”.
Nessuna dichiarazione di sostegno a Unicredit, nessuna riflessione sulla legittimità di una strategia di crescita dimensionale da parte del gruppo guidato da Orcel e presieduto dall’ex ministro Pier Carlo Padoan. Unicredit, se vorrà mandare in porto l’operazione, dovrà contare sulle sue forze e sull’appoggio che sta trovando in sede europea. Ma dovrà anche cercare un punto di incontro con i vertici di Commerzbank, la cui ad, Bettina Orlopp, continua a essere molto critica sul piano di Orcel – che trova scollato dalla realtà e capace di eliminare 7.000 posti di lavoro a tempo pieno in Germania – ma ha anche fatto capire che un miglioramento economico dell’offerta potrebbe creare le condizioni per sedersi al tavolo delle trattative. Insomma, potrebbe anche essere una questione di prezzo.