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Unicredit-Commerzbank, la Germania tra opposizione vera e di facciata
Tra ostilità politica, resistenze sindacali e un clima da “invasione straniera”, Berlino vive l’offerta di Unicredit come un affronto nazionale. Ma per gli economisti è solo retorica: se Orcel convincerà gli azionisti, l’operazione potrà passare comunque, con Bruxelles schierata a favore e la Germania costretta a fare i conti con il proprio sovranismo finanziario
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21 MAY 26

Foto Epa, via Ansa
“Unicredit go away”. Il cartello sbandierato fuori dall’assemblea dei soci di Commerzbank, che si è tenuta ieri nella cittadella di Wiesbaden, non riflette lo spirito più europeista della Germania, che tra l’opposizione del governo di Friedrich Merz, le barricate dei sindacati e la resistenza dei vertici della banca, sta vivendo la scalata di Unicredit come un assedio. Se l’ad Bettina Orlopp ha fatto intravedere una mezza apertura (“Pronti a trattare se Unicredit offre un vero premio agli azionisti”), il presidente Jens Weidmann è stato netto nel dire “no” a Unicredit perché “ha compromesso la fiducia”.
Così, il clima dell’assemblea è sembrato surreale per quanto è stato apertamente ostile alla banca italiana, che su Commerzbank ha lanciato un’offerta pubblica di scambio ma nel frattempo, tra azioni e derivati, è arrivata a detenere già oltre il 40 per cento del capitale. Un’operazione finanziaria, che il sistema paese vive come un affronto. Ma può la Germania permettersi una rappresentazione così palesemente in contrasto con l’obiettivo dell’Unione europea di realizzare il mercato unico dei capitali? “Per quanto riguarda le resistenze del governo federale tedesco, è tutta retorica. Non mi pare che finora abbia fatto nulla di concreto per contrastare veramente questa aggregazione bancaria”, dice al Foglio Daniel Gros, economista tedesco e direttore dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi. Insomma, quella di Merz sarebbe un’opposizione “di facciata”. Gros cerca di ridimensionare i toni esasperati che la vicenda ha assunto in Germania, spiegando che se la banca guidata da Andrea Orcel riuscirà a convincere una parte sufficiente di azionisti ad aderire alla sua offerta “alla fine l’operazione andrà in porto” e l’esecutivo Merz “non ricorrerà a strumenti tipo golden power per impedirlo”. Eppure, si è vociferato che proprio Berlino abbia tentato di fare intervenire qualche altro gruppo bancario europeo nell’azionariato di Commerzbank o addirittura una banca pubblica tedesca per creare un fronte di opposizione a Unicredit. “Alla fine, però, non l’ha fatto – ribatte Gros – e io credo più per mancanza di volontà che di strumenti. Penso che la reazione dei vertici di Commerzbank, invece, si spieghi con quello che succede quando una banca diventa una preda e vuole restare autonoma. E’ una dinamica abbastanza fisiologica e comprensibile. In definitiva, credo che questa aggregazione bancaria, se avviene nel pieno rispetto delle leggi e se Unicredit riesce a convincere gli azionisti, si possa realizzare a prescindere dal governo tedesco. Piuttosto, bisognerebbe domandarsi come reagirebbe il governo italiano di fronte a un eventuale trasferimento della sede del nuovo gruppo in Germania”.
E’ questa un’eventualità che Unicredit tende ad escludere, asserendo di avere in mente un modello “federale” di gruppo europeo con quartier generale in Italia. Ma è anche un’ipotesi che potrebbe tornare di attualità se spostare la sede in Germania dovesse diventare l’unico modo per convincere i tedeschi ad accettare un’unione che, comunque, gode del massimo appoggio a Bruxelles. Tra Bce, Commissione e Consiglio europeo, tutti si sono espressi a favore di Unicredit. Così l’ad Orcel, forte del sostegno europeo, negli ultimi giorni ha messo in atto un vero accerchiamento di Commerzbank: ha rastrellato sul mercato (si dice con l’aiuto di investitori presenti sia in Unicredit che nella banca tedesca) azioni e strumenti alternativi per salire nel capitale parallelamente all’ops. Una strategia che ha finito per irritare ulteriormente i vertici di Commerzbank, il cui ruolo di supporto al sistema industriale del Mittelstand resta una delle principali ragioni dell’opposizione a Unicredit.
Ma se l’operazione andasse in porto potrebbe fare da apripista per la creazione di altri campioni bacari europei? “Me lo auguro, ma temo che il percorso verso l’unione bancaria farà ancora i conti con il sovranismo degli stati”, dice Gros. In sostanza, si parla tanto dell’opposizione della Germania ma gli altri paesi non danno segnali di maggiore apertura. Eppure, rispetto a qualche anno fa, dovrebbe essersi diffusa una maggiore consapevolezza della necessità di rafforzare la competitività dell’Unione nello scenario finanziario internazionale. “Mi pare che la grande politica non sia arrivata ancora a influenzare le operazioni cosiddette crossborder che risentono di sensibilità legate all’appartenenza ai singoli stati. Ma, sicuramente Unicredit-Commerzbank può rappresentare un inizio”.