Il discorso di Panetta: “L’AI può rilanciare la produttività, ma serve l’intervento pubblico”

Il governatore di Bankitalia: “Non ripetiamo il ritardo degli anni Novanta". Lo stato? “Può essere decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali”. La guerra nel Golfo: "Inflazione oltre il 6 per cento nello scenario peggiore". Sulle banche: "Investano in tecnologia e cybersicurezza"

29 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 13:32
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Il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta (foto LaPresse)

L’Italia è arrivata tardi alla rivoluzione digitale degli anni Novanta, quella dell’informatica, di internet e delle telecomunicazioni. Fabio Panetta avverte che il paese non può ripetere lo stesso errore con l’intelligenza artificiale. Nella sua relazione annuale, il governatore della Banca d’Italia ha presentato l’AI come una possibile leva per rilanciare la produttività, chiarendo però che il suo potenziale “non si realizzerà automaticamente”: dipenderà dalla diffusione tra le imprese, soprattutto piccole e medie, e dalla capacità di integrarla nei processi produttivi, anche grazie all’intervento pubblico.
Il contributo, secondo Panetta, può essere rilevante. La produttività del lavoro potrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta e di oltre un punto “in caso di diffusione rapida e pervasiva”. Nello scenario più favorevole, questi guadagni “potrebbero più che compensare il calo del prodotto potenziale dovuto alla contrazione della popolazione in età da lavoro”. La rivoluzione tecnologica, osserva il governatore, è già in corso e gli investimenti nel mondo crescono rapidamente. “Restare ai margini significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere”, proprio mentre l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare “il contributo di ogni lavoratore e ogni impresa”. Per questo, sostiene Panetta, occorre agire con rapidità e facilitare il salto tecnologico delle aziende.
L’adozione estesa dell’AI incontra però ostacoli significativi, “soprattutto tra le imprese minori”. L’intervento pubblico può quindi essere decisivo nelle fasi iniziali, non necessariamente con ingenti risorse, ma con “una strategia coerente e sostenuta nel tempo” che offra alle imprese un quadro stabile entro cui investire. Lo stato, aggiunge Panetta, può anche agire da “committente primario dell’innovazione”, orientando la domanda pubblica verso applicazioni avanzate in settori come sanità, energia, sicurezza e mobilità.
La trasformazione, tuttavia, va governata. L’intelligenza artificiale “non produrrà spontaneamente benessere condiviso” e deve restare “al servizio della persona e della società”, non della concentrazione del potere tecnologico. Servono regole adeguate per tutelare pluralismo, apertura dei mercati, concorrenza e dignità del lavoro. Il criterio ultimo del successo, dice Panetta, sarà la capacità di offrire opportunità ai giovani: creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni “non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo”.
Il tema della produttività si inserisce però in uno scenario internazionale peggiorato. La guerra nel Golfo persico ha deteriorato le prospettive economiche globali, con effetti sui mercati energetici e commerciali. Panetta sottolinea che è ancora difficile prevedere la durata delle ostilità e la stabilità dell’assetto geopolitico che ne seguirà. Ma alcuni effetti sono già evidenti: “i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello Stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo”. L’incertezza, osserva il governatore, ostacola la pianificazione di famiglie e imprese e frena consumi e investimenti. I rincari energetici erodono il reddito disponibile delle famiglie e comprimono i margini delle imprese; il rialzo dei rendimenti irrigidisce le condizioni finanziarie; i debiti pubblici, già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno.
Nello scenario base richiamato da Panetta, la crescita dell’area euro scenderebbe allo 0,9 per cento nel 2026 per poi risalire all’1,5 per cento nei due anni successivi. L’inflazione salirebbe temporaneamente al 2,6 per cento prima di tornare verso l’obiettivo della Banca centrale europea, il 2 per cento. Ma in caso di prolungamento della guerra e di ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo, la crescita europea potrebbe perdere complessivamente un punto percentuale tra il 2026 e il 2027. In questo scenario, “l’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento” e restare elevata se lo shock energetico si estendesse ad altri settori.
Panetta richiama infine il sistema bancario a investire in tecnologia, personale specializzato e cybersicurezza. Il fieno messo in cascina nelle ultime ottime annate, cioè i forti utili conseguiti a partire dal 2023, deve essere usato anche per rafforzare infrastrutture digitali e sistemi di difesa, soprattutto negli istituti più piccoli. La trasformazione digitale, avverte, non è soltanto tecnologica ma anche organizzativa e sociale: “gli utenti con minore familiarità con le applicazioni digitali sono più esposti alle frodi”. Il dato sui cyber attacchi rende il tema urgente: tra il 2023 e il 2025 gli incidenti che hanno coinvolto banche italiane sono aumentati dell’80 per cento. E qui l’intelligenza artificiale mostra la sua doppia natura: può diventare un rischio, perché consente agli aggressori di individuare vulnerabilità informatiche “con rapidità e profondità senza precedenti”, ma può anche essere uno strumento decisivo per rafforzare le difese, riconoscere prima gli attacchi e proteggere sistemi sempre più esposti.