Poca lagna, poco catastrofismo, molte opportunità, molti percorsi da seguire e molte scorciatoie da evitare. Il governatore della Banca d’Italia,
Fabio Panetta,
nel suo tradizionale discorso di fine maggio, nelle famose considerazioni finali, ha scelto una strada rivoluzionaria e poco accademica per provare a ragionare intorno al futuro economico del nostro paese. Panetta ha costruito il suo intervento interamente sulla
centralità dell’intelligenza artificiale, non limitandosi a mettere da parte l’approccio allarmistico sull’AI, che pervade ogni dibattito pubblico dedicato al tema, ma compiendo un’operazione importante e non scontata: considerare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale non come un satellite del nostro sistema solare, non come una questione accessoria da aggiungere alla fine dei discorsi pubblici, quando i ghostwriter hanno finito di preparare i testi del politico di turno e si ricordano solo alla fine che forse due parole sull’AI le devono dire, ma come
la nuova stella del nostro sistema solare, intorno alla quale ruota tutto. E quando si dice tutto si intende tutto. Ruota attorno all’AI la crescita di ogni stato e di ogni continente, perché l’AI è il principale motore della produttività delle imprese, oggi e soprattutto nel futuro, e solo scommettendo sull’AI si potranno avere aziende più efficienti, lavoratori più produttivi, salari migliori e minori diseguaglianze. Ruota attorno all’AI anche la grande sfida del capitale umano, perché solo mettendo al centro del nostro sistema solare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale possiamo capire quanto sia cruciale avere a disposizione le giuste leve per creare talenti in grado di mettere l’AI al servizio dell’essere umano,
come direbbe Papa Leone XIV, e non il contrario. Ruota tutto attorno all’AI anche la sfida della crescita delle imprese, perché gli imprenditori possono anche pensare che la loro crescita dipenda da quanto lo stato concederà loro, da quanti aiuti offrirà, da quanti sgravi sgancerà, da quanti ristori metterà in circolo.