Avete una banca! Su Mps Meloni & Co. osservano con gioia il gran ritorno delle cooperative rosse

Ventuno anni dopo la telefonata di Fassino, il governo che immaginava di vedere riflesso un pezzo della sua identità nella banca di Siena si ritrova ad applaudire un’operazione che prevede la cessione di marchio e filiali a Unipol. Il cui capitale è per circa il 47 per cento riconducibile al mondo cooperativo. L’eterogenesi dei fini

10 GIU 26
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Foto ANSA

La finanza, come la politica, è fatta di paradossi formidabili, di verità controintuitive, di cerchi che si chiudono e di finali di partita che spesso consegnano agli osservatori risultati sorprendenti. Il finale di partita in questione, oggi, ovviamente, riguarda la mossa di Intesa Sanpaolo, che insieme a Unipol, puntando l’obiettivo su Mps, Mediobanca e dunque Generali, ha scompaginato i fragili equilibri della finanza italiana, facendo nuovamente impazzire la famosa maionese. Nella partita attorno a Mps, però, c’è una storia nella storia che merita di essere raccontata, che non riguarda solo la banca senese ma più in generale una lunga e interminabile eterogenesi dei fini davanti alla quale si trova il governo Meloni. E rispetto all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo e Unipol al cuore pulsante della finanza italiana, la politica non può non fare i conti con una realtà che si presenta ai propri occhi in modo diverso rispetto a come era stata immaginata. Il governo Meloni ha provato a fare di tutto per far nascere un terzo polo bancario attorno a Bpm e Mps e ha tentato di evitare che questo terzo polo potesse parlare una lingua straniera e che potesse essere vicino alla banca più odiata dalla politica, ovvero Unicredit. Il risultato finale dell’operazione di Intesa Sanpaolo e Unipol su Mps rischia di offrire alla politica uno scenario di questo tipo.
La banca attorno alla quale doveva nascere il terzo polo, Mps, insieme a Unipol e Bper, diventerà il secondo polo. La banca sulla quale il governo aveva scommesso per far nascere un terzo polo italiano, ovvero Bpm, diventerà il quarto polo ed è una banca in cui la quota francese, tramite Crédit Agricole, conta parecchio: il 20 per cento del capitale e il 26,7 per cento del consiglio. E la banca che il governo ha cercato in tutti i modi di tenere lontana dal terzo polo, per evitare che questo fosse troppo poco legato al territorio, ovvero Unicredit, diventerà, al termine dell’operazione su Mps e Mediobanca, il nuovo terzo polo. E presto, causa triangolazioni necessarie per conquistare la tedesca Commerzbank, potrebbe essere un po’ meno italiana se trasferirà in Germania la propria sede legale. Basterebbe già questo per inquadrare l’eterogenesi dei fini, per il governo, ma la vera storia nella storia che riguarda l’evoluzione del risiko bancario è un’altra e ha al centro Mps.
Per un certo periodo, il governo aveva pensato di poter aiutare Monte dei Paschi a diventare il veicolo attraverso il quale far pesare ancora di più nella finanza italiana una classe dirigente in sintonia con l’esecutivo. Palazzo Chigi sperava in un filone romano. Giancarlo Giorgetti sperava in un filone più milanese. Il destino ha invece voluto che questo governo passi alla storia per non aver in nessun modo ostacolato il ritorno sulla scena bancaria di un altro soggetto lontano dal governo: Unipol. Nel 2005, durante il governo Berlusconi, Unipol tentò una scalata sfortunata a Bnl, creando una certa eccitazione nel mondo progressista. Piero Fassino, all’epoca segretario dei Ds, in una telefonata del luglio 2005 con Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, poche ore prima dell’ufficializzazione dell’Opa di Unipol su Bnl disse, alzando le braccia al cielo: “Abbiamo una banca?”. Ventuno anni dopo, con un’Unipol la cui capitalizzazione vale 15 miliardi di euro, mentre nel 2005 valeva appena 2,5, il contesto è cambiato. E per uno strano scherzo del destino il governo che immaginava di vedere riflesso un pezzo della sua identità nella Mps del futuro oggi si ritrova ad applaudire un’operazione che prevede, in caso di successo, la cessione del marchio Mps e delle 635 filiali della banca di Siena a una grande società, Unipol, il cui capitale è per circa il 47 per cento riconducibile al mondo cooperativo, a quello che un tempo avremmo chiamato il mondo delle cooperative rosse. Abbiamo una banca, si diceva un tempo con malizia a sinistra. Vi abbiamo dato una banca, si potrebbe dire con malizia oggi a destra. Tutti delusi ieri, tutti contenti oggi. Cin cin.