Economia
Il discorso •
Meloni a Confcommercio: "No alla patrimoniale e meno tasse al ceto medio”
La presidente parla alle imprese del terziario: "L'IA ha un potenziale straordinario, ma servono regole". Mentre sui carburanti promette "difenderemo autotrasporto e cittadini"

Giorgia Meloni all'assemblea Confcommercio (Foto Ansa)
L’IA va regolata, l’Irpef va alleggerita, la patrimoniale va evitata, i carburanti vanno sostenuti quando la crisi energetica rischia di scaricarsi su trasporti e prezzi. Giorgia Meloni porta a Confcommercio un’agenda calibrata sul pubblico che ha davanti: imprese del terziario, Pmi, famiglie e ceto medio.
Nel suo intervento all’assemblea generale dell’associazione, la presidente del Consiglio parte dall’intelligenza artificiale, definita “una delle questioni più complesse del nostro tempo”. Da una parte, dice, c’è uno strumento dal “potenziale straordinario”; dall’altra una tecnologia così potente che la sua forza reale “potremmo scoprirla davvero molto tardi”. Il compito della politica, secondo Meloni, è trovare l’equilibrio tra valorizzazione e regole: usare l’AI, coglierne le possibilità, ma limitarne i rischi prima che diventino ingestibili.
La premier ricorda che il governo ha convocato un Consiglio dei ministri per approvare i decreti attuativi delle norme sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale e ringrazia anche Papa Leone XIV per le riflessioni dedicate al tema nella sua enciclica. Sono due i rischi individuati nella relazione: l’impatto sul mercato del lavoro, che la presidente definisce “imponderabile”, e quello sulle democrazie, perché l’AI rende sempre più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.
Proprio su questo terreno si vede però una distanza rispetto alla posizione espressa pochi giorni fa dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni finali sul 2025. Anche Panetta parla di regole, dignità del lavoro, tutela della concorrenza e governo della trasformazione tecnologica. Ma la sua premessa è diversa: l’intelligenza artificiale è una leva da portare rapidamente dentro le imprese per rilanciare la produttività italiana ferma da vent’anni.
Il discorso torna poi su un terreno più familiare alla platea di Confcommercio. Meloni difende il commercio di vicinato come presidio economico e sociale. “Ogni serranda alzata è una luce”, dice: un punto di riferimento, una certezza, un segno di energia, sicurezza e socialità. Una rete che “nessuna piattaforma online potrà sostituire”. Parlando dell’economia diffusa da proteggere e rafforzare, la presidente tratta il capitolo fiscale rivendicando il taglio del cuneo e la riforma Irpef, provvedimenti che “rimettono nelle tasche dei lavoratori 21 miliardi di euro l’anno”. La traiettoria indicata per le prossime riforme parte dai redditi più bassi, per poi allargare gli interventi e alleggerire il carico fiscale sul ceto medio. “Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più”, dice la premier che però chiude la porta alla patrimoniale: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo. Non siamo la repubblica delle banane”, afferma. Alla riduzione del carico fiscale si affianca il tema della concorrenza. Meloni rivendica il contrasto alle attività commerciali “apri e chiudi”, definite un fenomeno “odioso” perché legato all’evasione fiscale e alla concorrenza sleale. Secondo la premier, ne sono state chiuse d’ufficio 24 mila nella legislatura.
Per le imprese, però, non basta pagare meno tasse e difendersi da chi non rispetta le regole. Altro capitolo sensibile è il credito. Meloni raccoglie il richiamo del presidente di Confcommercio Sangalli sul sistema bancario e sulle operazioni di consolidamento, che secondo l'associazioni dovranno preservare il risparmio delle famiglie e la prossimità territoriale. La premier promette strumenti per abbassare i costi, dare nuove garanzie e "rendere l’accesso al credito meno simile a un percorso a ostacoli, soprattutto per piccole e medie imprese".
Il ragionamento si allarga quindi al futuro della base produttiva e sociale del paese. Nel discorso entra anche la demografia. Meloni parla di “emergenza giovani generazioni” e dice che il governo intende offrire maggiori opportunità e invertire il calo delle nascite. Non solo per ragioni identitarie, “ma per la tenuta economica dello stato sociale”.
Infine un passaggio sui carburanti, dove il tema dei costi torna a incrociare quello del potere d’acquisto. Meloni ricorda che il governo non ha smesso di sostenere l’acquisto di carburante per l’autotrasporto, reagendo agli aumenti provocati dalla crisi dello Stretto di Hormuz. “Se il costo dell’energia e dei carburanti si scarica sui trasporti”, spiega, “prima o poi arriva ai prezzi finali e quindi ai cittadini”. Sostenere l’autotrasporto, nella lettura della premier, significa evitare un nuovo impulso inflazionistico e proteggere un settore che “fa muovere e vivere la nazione”.