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Meloni rinnovabile
Sulla crescita dell'energia rinnovabile in Italia Schlein attacca il governo, mentre la premier rivendica la spinta su eolico e solare: i numeri le danno ragione

Il teatrino politico-mediatico attribuisce al campo largo il ruolo di coalizione sensibile alla crisi climatica, al centrodestra quello di chi se ne frega del problema. Col discorso di oggi, Giorgia Meloni è uscita dall’angolo: oltre a rivendicare l’approvazione del nuovo schema di aiuti alle rinnovabili Fer-X, ha anche messo in evidenza i risultati raggiunti. “Con il nostro governo – ha detto – abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili”.
Nel 2022, quando Meloni è entrata a Palazzo Chigi, c’erano in Italia 11,8 GW eolici e 25,1 GW fotovoltaici; ad aprile 2026 la capacità installata è salita a 13,9 GW eolici e 45,7 GW fotovoltaici, con un incremento del 17,8 per cento per il vento e addirittura dell’82,1 per cento per il sole. Complessivamente sono stati aggiunti 22,7 GW, perfino più nel quinquennio d’oro dei maxi-incentivi (2008-12), quando vennero installati quei 20,7 GW il cui costo, circa 200 miliardi di euro di incentivi per un ventennio, stiamo ancora pagando attraverso gli oneri generali di sistema.
Elly Schlein ha attaccato la premier accusandola di fare il gioco delle tre carte: “Le rinnovabili sono cresciute più lentamente che in altri paesi e rispetto alla media europea”. Non è vero. In valore assoluto, nel periodo 2022-25 l’Italia è il quarto paese europeo dopo Germania, Francia e Spagna. In termini relativi, siamo nella seconda metà della classifica: la capacità installata è cresciuta del 31,6 per cento, un po’ meno della media (37,8 per cento) e in linea con Spagna (32,5 per cento), Francia (30,2 per cento) e Portogallo (25,4 per cento). I paesi con i tassi di crescita più elevati sono quelli molto piccoli o che erano più indietro, come la Lituania. Anche se guardiamo all’incidenza complessiva delle rinnovabili sulla generazione elettrica, l’Italia non sfigura: nel 2025 circa il 48 per cento, in linea con la media Ue (47,3 per cento) e pochi punti sotto Spagna (54 per cento) e la Germania (55 per cento). In questi anni l’Italia ha visto un’incredibile accelerazione, passando da meno di 1 GW di aggiunti all’anno a 7,2 GW dell’anno scorso. E tutto ciò senza contare l’opposizione delle regioni, a partire da quelle, come la Sardegna, governate dalla sinistra. In riferimento alle riforme “mercatiste” degli anni Novanta, si diceva spesso che ci voleva la sinistra per fare cose di destra: con le rinnovabili, vale il contrario.