Nessun miracolo nel 2025 per l’economia del Lazio. I dati di Bankitalia

Nell’anno di Giubileo, Pnrr e turisti record il pil sale dello 0,6 per cento, e resta sotto i livelli del 2007

11 GIU 26
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 Il 2025 doveva essere l’anno della spinta eccezionale per il Lazio, perché il suo motore principale, Roma, dove si concentra oltre il 60 per cento del reddito regionale e dove risiedono metà delle famiglie, aveva tutte le spinte che un’economia urbana può sperare: il Giubileo, i cantieri del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), e un afflusso di turisti stranieri cresciuto del 27,8 per cento, contro il 2,3 della media nazionale. Invece, secondo il rapporto annuale sul Lazio della Banca d’Italia, uscito ieri, tutte queste spinte si sono tradotte in una crescita del pil regionale in termini reali, quindi al netto dell’inflazione, dello 0,6 per cento, poco sopra la media nazionale (0,5), e comunque meno di quanto registrato l’anno precedente (0,9). Riavvolgendo il nastro degli ultimi due decenni la situazione non è migliore, anzi. Il pil reale del Lazio, nel 2025, risulta inferiore di 1,4 punti rispetto al livello del 2007 (il trend è analogo per le regioni del centro Italia), mentre quello nazionale, sempre rispetto al 2007, è salito di 1,9 punti.
Ma allora, quali sono stati i principali traini dell’economia del Lazio? Sicuramente una parte della tenuta arriva anche dal farmaceutico, che da solo vale la metà dell’export regionale. Poi i flussi di turisti, con un terzo della crescita citata all’inizio riconducibile all’anno santo, e la spesa degli stranieri cresciuta del 19,2 per cento. I servizi nel complesso hanno registrato un aumento del valore aggiunto dello 0,4 per cento, e il settore più dinamico è stato quello delle costruzioni, cresciuto del 3,6 per cento, sostenuto proprio dai cantieri del Giubileo e del Pnrr, anche se, a maggio 2026, risultava completato solo il 22 per cento del valore delle opere previste per l’anno santo, e per gli interventi rinviabili i lavori finiti erano al 3 per cento.
Nel 2025 gli occupati sono aumentati dello 0,6 per cento e il tasso di occupazione è salito al 64,2 per cento, ma l’aumento riguarda i lavoratori con almeno 50 anni, cresciuti del 5,3 per cento, mentre nella fascia 15-49 anni la flessione si è accentuata, registrando un calo del 2,7 per cento.
Per le buste paga, invece, il 2025 è stato sicuramente un anno migliore, seppur dentro un trend di lunga data negativo. Secondo le stime preliminari, infatti, gli adeguamenti contrattuali sono stati in linea con quelli nazionali, pari al 3,2 per cento contro un’inflazione dell’1,7, segnando così un buon recupero reale dopo la caduta del 2021-23.
Nel 2022 il reddito familiare medio equivalente era pari a 31 mila euro a Roma, il 40 per cento in più rispetto al resto del Lazio. Nella stessa città la distanza interna si è allargata: tra il 2015 e il 2022 il rapporto tra il 10 per cento più ricco e più povero è leggermente aumentato, mentre nel resto del Lazio, invece, quello stesso rapporto si è leggermente ridotto. A proposito Bankitalia sottolinea che seppur la città attragga lavoro ad alta qualifica e retribuzione, a pesare in misura particolare nel caso romano ci sono le rendite immobiliari. La regione resta comunque prospera, con una ricchezza netta a fine 2024 di 1.177 miliardi di euro, pari a 206 mila euro circa pro capite.
Insomma, nell’anno in cui aveva tutto, il Lazio è cresciuto quanto basta per restare dov’era. Il 2026 sarà migliore? Per ora, avverte Palazzo Koch, non si è aperto nel migliore dei modi, con le imprese che prevedono investimenti in calo, mentre il caro energia minaccia i redditi reali, complici gli sviluppi geopolitici. Detto ciò la spesa per investimenti pubblici, ancora sotto la media nazionale, è in forte recupero dal 2019. Se quei cantieri si chiuderanno davvero, potrà arrivare la spinta che è mancata. All’anno prossimo, dunque.