Buone notizie per Milei: S&P promuove l’Argentina e l'Unicef registra il crollo della povertà infantile

L'agenzia di rating premia l’ancoraggio fiscale del governo, lo spread scende e nel paese ci sono 2,1 milioni di bambini poveri in meno rispetto al 2023. Ora Buenos Aires vede più vicino il ritorno sui mercati internazionali 

12 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 10:28
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Javier Milei (foto Ansa)

Non è un momento politicamente facile per Javier Milei, il gradimento degli argentini è in netto calo rispetto alla vittoria di metà mandato di ottobre 2025, diversi settori dell’economia sono in difficoltà per il doloroso processo di trasformazione e alcuni scandali, come quello del suo capo di gabinetto Manuel Adorni che ha ammesso di aver evaso le tasse, aumentano la sfiducia nel governo che era arrivato per stroncare la corruzione. Ma sul fronte macroeconomico arrivano molte notizie positive, come l’aumento del rating da parte di S&P. 
L’agenzia ha alzato la classificazione del rischio sovrano a B- dal precedente CCC+, apprezzando i risultati del notevole aggiustamento di un’economia che era allo sbando. “Dopo la sua elezione nel 2023, il presidente Javier Milei ha cercato di rompere con il passato dell’Argentina attuando drastici cambiamenti nella politica economica. Un forte impegno verso un ancoraggio fiscale è stata la pietra angolare del programma economico”, scrive S&P. L’agenzia risalta, oltre al piano fiscale, anche il rafforzamento del bilancio della banca centrale che nei primi cinque mesi dell’anno ha comprato 10 miliardi di dollari di riserve, le previsioni di crescita economica e di riduzione dell’inflazione. I mercati hanno reagito in maniera positiva, con un aumento del valore dei titoli di stato e una caduta di oltre 50 punti del riesgo pais (lo spread), che è sceso sotto i 450 punti toccando il livello più basso dal 2018 (nel 2023, prima che Milei vincesse le elezioni, era a 2.500 punti). L’upgrading di S&P arriva esattamente un mese dopo una decisione analoga di Fitch.
Potrebbe essere un punto di svolta nel programma finanziario del governo argentino, che finora – a parte casi singoli – non è tornato sul mercato internazionale dei capitali perché il ministro dell’Economia Luis Caputo riteneva i tassi ancora troppo elevati. Ma ora, con due agenzie che certificano un rating B-, molti fondi istituzionali possono investire nei titoli argentini e per le banche internazionali si riducono i requisiti di capitale per le operazioni in Argentina. Insomma, si abbassa il costo di finanziamento sia per lo stato sia per le imprese. Per la Casa Rosada si tratta di una svolta importante, visto che senza accesso al mercato il governo è costretto a pagare integralmente (anziché rinnovare) il debito in scadenza, ponendo notevole pressione sulle riserve della banca centrale e incertezza sulle scadenze future. Finora, per onorare i pagamenti, il governo ha raccolto liquidità sul mercato interno e attraverso prestiti o garanzie di organismi internazionali. Ma senza un ritorno stabile sul mercato dei capitali al programma finanziario manca una prospettiva di medio termine. Anche perché l’anno prossimo, nel 2027, ci sono le elezioni presidenziali che in Argentina portano incertezza e instabilità macroeconomica. Pablo Guidotti, professore all’Università Torcuato Di Tella ed ex viceministro dell’Economia nel governo Menem, è uno degli economisti che da tempo consiglia al governo Milei di non ritardare il ritorno sui mercati internazionali. “Credo che la finestra temporale che può usare prima che inizi la volatilità elettorale è fino all’ultimo trimestre del 2026 – dice Guidotti al Foglio. – Il governo stava aspettando il secondo upgrade per incominciare ad accedere al mercato internazionale a condizioni più favorevoli. Ma credo che emettere titoli sul mercato internazionale sarà molto più importante per ridurre lo spread”. 
Ieri è stato pubblicato anche il dato dell'inflazione di maggio, pari al 2,1 per cento mensile: si tratta del valore più basso da settembre e mostra un'inversione di tendenza dopo il progressivo aumento del tasso a causa della turbolenza pre elettorale dello scorso anno che ha raggiunto il picco del 34 per cento a marzo. Le previsioni del mercato stimano un'inflazione in calo, con un dato annuale attorno al 30 per cento nel 2026 e del 20 per cento nel 2027: vuol dire che Milei arriverà alla fine del mandato con un'inflazione oltre dieci volte inferiore rispetto a quando ha iniziato (era al 211 per cento nel 2023).
L’Argentina ha ricevuto anche una promozione a pieni voti da parte del Fmi nella sua seconda revisione del programma di assistenza. Infine, pochi giorni fa, l’Unicef ha certificato un crollo della povertà infantile negli ultimi anni: la quota di bambini e adolescenti in condizioni di povertà è scesa al 42,3 per cento a fine 2025, il livello più basso dal 2018. Era al 58,5 per cento a fine 2023 (prima di Milei) e al 67 per cento al picco del primo semestre 2024 (primi mesi del governo Milei). Si tratta di 2,1 milioni di bambini poveri in meno rispetto al 2023. Più che il miglioramento del rating e la riduzione dello spread, a spingere Milei verso la rielezione è il ricordo dell’iperinflazione e della povertà dilagante che c’erano prima di lui.