Economia
L'editoriale dell'elefantino •
I mercati ci ricordano perché è irrazionale scommettere sulle catastrofi
Si rivelano indifferenti e sovrani, autonomi e inguaribilmente ottimisti nel caos mondiale, nel disordine sistematico, nell’angoscia e nel lutto generalizzati. Lezioni dagli investitori
13 GIU 26

Foto LaPresse
Certo che hanno personalità, i mercati. Si rivelano indifferenti e sovrani, autonomi e inguaribilmente ottimisti nel caos mondiale, nel disordine sistematico, nell’angoscia e nel lutto generalizzati. Non è che sempre festeggino, perché possono giocare al rialzo e al ribasso, perché sono cinici, perché sanno prendere il punto centrale di ogni speculazione, perché mettono un passo davanti all’altro e rinunciano a previsioni di lungo termine, perché conoscono il motto di Keynes, loro apparente avversario, secondo cui nel lungo termine siamo tutti morti. No. Il fatto è che sono informati, sanno adeguarsi, hanno un invidiabile grado di indipendenza dal fatto bruto, non si bevono l’ultimo comunicato avido delle compagnie aeree sul fuel, scovano verità o verisimiglianze che li sanno confortare dove noi vediamo un buio puerile, un oscuramento progressivo, e ne abbiamo paura. Loro, i mercati, non sono necessariamente impavidi, hanno paura anche loro, negli anni Trenta ne fecero vedere delle belle a tutto il mondo, e anche dopo la grande cavalcata della fine di secolo, il secolo scorso, fecero scherzi turbolenti per ovviare alle conseguenze delle grandi speculazioni sui certificati immobiliari. Conoscono e come l’instabilità. Vivono di statistiche sull’inflazione, sui tassi, sui prodotti interni lordi delle nazioni, sui dati del commercio, sui dazi, sui rischi e le potenzialità della tecnologia applicata, non sono supereroi. Ma hanno appunto una personalità forte, definita, intrattabile dagli stupidi, che si separano tanto rapidamente dal denaro, e tutto sommato conviene starli a sentire.
Sono oltre tutto organi di informazione seri. Non si occupano del caso Minetti, non hanno letto l’ultima opera di Francesca Albanese, sanno che cosa sono guerra e pace, sanno molto della lotta di classe, non solo in ambito finanziario, hanno considerazione per la geografia e s’impressionano quando uno Stretto si chiude alle vie del petrolio, ma la sanno più larga di qualsiasi Stretto, seguono le navi che passano come quelle che restano alla fonda, fissano il prezzo delle materie prime e del petrolio saggiando il terreno, interpretando, e sono gli unici a poterlo fare, la sequela da zuppa d’anatra, delle paci annunciate e disdette e riannuciate da Donald Trump, rivaleggiano con il Mossad nell’assunzione di notizie riservate e nella valutazione di quelle che sono sotto gli occhi di tutti. Scrivendo questa noticina mi è saltato in testa di fare questa breve riflessione aggiuntiva, la mia piccola “Nota aggiuntiva” che forse il vecchio Ugo La Malfa sottoscriverebbe.
Fossero esatte, e non invece effimere come giudica il maestro Franco Prodi, le scomode verità su cui hanno prosperato gli Al Gore e altri tenutari di ville energivore nel Tennessee e altrove, le agenzie dell’Onu buonanima, i creduloni che hanno fede in senso postcristiano, e ce ne sono molti, fossero incontrovertibili i dati sulla degenerazione climatica che ci vengono propinati per rovinarci il giugno più fresco degli ultimi novanta secoli in vista del caldo del Solleone, i mercati sarebbero di una piattezza e di una depressione invincibile, altro che guerra, è la casa che brucia, è la bimba sapiente che denuncia, e invece se ne fottono con bastante allegria, o almeno si provano a girare e far girare il mondo con una certa noncuranza, come se ci fosse un domani, che è appunto la loro sovrana e indifferente bellezza da Hormuz ai ghiacciai agli oceani, fino alle plastiche e altre quisquilie dominabili con giuste misure di contenimento, di arginamento, che fanno la gioia indefettibile dei nostri carissimi e virtuosissimi mercati.
Di più su questi argomenti:
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
