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Il caso Illy dimostra lo scarso interesse per Piazza Affari. Cercasi misure del governo per stimolare le imprese
La Borsa newyorkese risulta molto attrattiva per gli investitori e non sorprenderebbe se società con brand forti e altre eccellenze italiane ci stessero facendo un pensiero, come hanno fatto in anni recenti fatto Zegna e Stevanato. Ma per chi si quota in Borsa italiana i risultati positivi ci sono

Foto ANSA
Illy Caffè ha smentito di essere pronta a quotarsi in Borsa, tantomeno a Wall Street, secondo indiscrezioni di stampa. Il tema, però, resta dello scarso interesse delle imprese italiane per Piazza Affari, compresa la stessa Illy che da anni sta valutando l’ingresso nel mercato dei capitali che poi non avviene. “E’ solo una delle opzioni di crescita che abbiamo”, ha detto l’ad Cristina Scocchia. “E se e quando lo decideremo, sarà comunicato al mercato”. In questa fase, la Borsa newyorkese – che grazie al Nasdaq e alle ipo dell’Ai sta conoscendo un dinamismo ancora maggiore che nel passato - risulta molto attrattiva per gli investitori e non sorprenderebbe se società con brand forti come Illy o altre eccellenze italiane ci stessero facendo un pensiero, come hanno fatto in anni recenti fatto Zegna e Stevanato. Eppure, secondo una ricerca di Intermonte e Politecnico di Milano, che ha analizzato 363 società che si sono quotate in Borsa italiana (oggi gruppo Euronext) dal 2011 al 2025, con una capitalizzazione sotto 1 miliardo di euro, i risultati positivi ci sono.
Lo studio dimostra che il miglior 10 per cento del campione ha generato un rendimento cumulato del 174 per cento a cinque anni dalla quotazione e il miglior 25 per cento ha generato un rendimento del 50 per cento. Inoltre, più di una società su quattro ha raddoppiato il fatturato aggregato in cinque anni e creato oltre 9800 posti di lavoro. Morale, la quotazione in Borsa, quando accompagnata da strategie solide rappresenta un acceleratore di crescita. Ma su cinque milioni di realtà imprenditoriali, solo 373 oggi sono quotate a Piazza Affari, dove solo le grandi manovre legate al risiko bancario hanno impedito il crollo della capitalizzazione complessiva dovuta ai delisting e, anzi, nell’ultimo periodo la stanno spingendo su livelli record. Finora, le politiche del governo finalizzate a stimolare l’interesse per il mercato azionario, con la semplificazione dei processi e le riduzioni di costi, hanno avuto scarsi risultati. Ma non è mai troppo tardi per riprovarci con misure innovative.