Economia
Editoriali •
Sul Ceta il governo fatica a liberarsi del suo passato ideologico
Sull'accordo di libero commercio con il Canada il ministro degli Esteri ha detto che "stiamo lavorando per chiudere il prima possibile il processo di ratifica". Forse questa volta il centrodestra, accettando i buoni consigli, smetterà di dare il cattivo esempio?
18 GIU 26

Foto Ansa
"Stiamo lavorando per chiudere il prima possibile il processo di ratifica del Ceta”, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rispondendo a un’interrogazione di Luigi Marattin. Almeno a parole, è un cambio di rotta. Finora il governo aveva evitato di prendere una posizione netta, per non rimanere schiacciato tra le sue contraddizioni. L’accordo commeciale con il Canada, che dal 2017 è in vigore in via provvisoria in attesa del via libera da parte dei Parlamenti degli stati membri, è stato un successo per le imprese italiane: la bilancia commerciale col Canada è in attivo grazie alla continua crescita dell’export, che nel 2025 ha raggiunto il record di 13,6 miliardi di euro (+9,4 per cento rispetto all’anno precedente) soprattutto nei settori dei macchinari, farmaceutica e agroalimentare.
Che il Ceta sia una “storia di successo” lo ha ammesso ieri Tajani come lo aveva riconosciuto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, tempo fa. I partiti della destra, però, hanno un problema con il passato: la stessa Giorgia Meloni definiva il Ceta “una porcata” che “massacra il Made in Italy” (ma anche Elly Schlein, da europarlamentare, votò contro l’accordo). Adesso il ministro degli Esteri ha fatto un passo ulteriore e dato la disponibilità alla ratifica; anzi, ha rilanciato proponendo una grande area di libero scambio fatta da Ue, Usa, Canada e Messico (nonostante l’antica opposizione dell’attuale maggioranza al Ttip, il trattato transatlantico che forse ci avrebbe risparmiato molte rogne nel rapporto con Trump). E il governo ha già aggiustato la rotta sull’accorco con il Mercosur, facendo venire meno le sue pregiudiziali ideologiche sul libero commercio. Le parole sono importanti ma non bastano: dovrebbero seguire i fatti. Marattin, replicando a Tajani, ha anticipato che presenterà lui stesso un disegno di legge per la ratifica del trattato (che ha già ottenuto il disco verde da diciassette paesi europei): forse questa volta il centrodestra, accettando i buoni consigli, smetterà di dare il cattivo esempio?