Economia
Editoriali •
Btp Italia Sì, il frutto della prudenza
Il successo della collocazione conferma la buona gestione dei conti e del debito

Foto Ansa
La chiusura dell’emissione del primo Btp Italia Sì – unica nel suo genere per la campagna di comunicazione istituzionale che ha visto in campo persino una cartomante, anche se i risparmi non crescono mai per magia – è l’occasione per fare un bilancio della politica di gestione del debito del governo Meloni. Il risultato di questo collocamento, destinato unicamente ai privati, è stato forse il migliore degli ultimi anni (9 miliardi raccolti) se si esclude la grande chiamata agli italiani fatta nel 2020 dal governo Conte per sostenere sanità e ripresa (allora furono 14 miliardi). Tale risultato contribuisce a consolidare la strategia del Mef di Giancarlo Giorgetti di aumentare la quota di debito pubblico in mano alle famiglie. Infatti, da ottobre 2022 a marzo 2026 la percentuale di privati detentori di Btp è passata dall’8,8 per cento al 14,5 per cento. Parallelamente, la quota di investitori istituzionali si è ridotta dal 68 al 64,8 per cento.
Ovviamente, in quattro anni il debito pubblico è aumentato passando da 2,7 trilioni a oltre 3,1 trilioni di euro, ma il ribilanciamento studiato dal Mef per rendere più “sovrano” l’assetto del debito ha funzionato, con qualche aggiustamento. Giorgetti, all’inizio del suo mandato, non nascondeva che l’obiettivo fosse quello di ridurre l’esposizione dell’Italia sui mercati internazionali. Le cose sono andate diversamente, anche grazie al risanamento dei conti pubblici fatto dal Mef che ha fatto più che dimezzare lo spread in quattro anni portandolo a 70 punti base. Proprio durante questa discesa virtuosa che ha reso il debito italiano più attraente, gli operatori esteri detentori di Btp sono passati dal 27 al 35,2 per cento. Quindi, sotto questo aspetto, l’Italia è più esposta di prima agli investitori internazionali. Ma più che un fallimento è un segno di forza e di fiducia, visto che risparmiatori italiani e operatori stranieri hanno investito nei Btp mentre la quota nelle mani della Bce scendeva dal 26 per cento del 2022 al 17,6 per cento di oggi. Il Mef voleva un debito più “sovrano”, ce l’ha più sostenibile.
