L’esordio di Warsh alla Fed lascia fermi i tassi d’interesse. Massima attenzione ai prezzi

La Federal Reserve mantiene il tasso al 3,75 per cento. Nelle sue prime dichiarazioni il presidente ha spiegato che sebbene gli statuti attribuiscano alla Riserva federale un doppio mandato la responsabilità della banca centrale è quella di assicurare la stabilità dei prezzi

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La Federal Reserve – la banca centrale statunitense – riunitasi per la prima volta sotto la guida di Kevin Warshnominato dal Presidente Trump dopo lunghi attacchi al suo predecessore Jerome Powell, ha deciso di non aumentare i tassi d’interesse. La scelta potrebbe apparire come una divergenza significativa rispetto a quella della Bce, che una settimana prima aveva deciso di rialzare i tassi, di 25 punti base.
La differenza, in realtà, si spiega in larga parte con il diverso punto di partenza. Sebbene le previsioni d’inflazione siano abbastanza simili per gli Stati Uniti e l’Eurozona (3,6% e 3,0% rispettivamente per l’anno in corso e 2,3% per entrambe nel 2027), il tasso di politica monetaria in Europa era al 2%, contro il 3,75% in America. Corretto per le aspettative d’inflazione, il tasso europeo rimane ben al di sotto di quello statunitense. La politica monetaria è dunque più accomodante in Europa, anche se si rapporta alla minor crescita prevista. Le prime dichiarazioni di Warsh segnalano peraltro una certa convergenza rispetto all’impostazione della politica monetaria europea. Warsh ha infatti chiarito che sebbene gli statuti attribuiscano alla Riserva federale un doppio mandato – la stabilità dei prezzi e la massima occupazione – la responsabilità della banca centrale è quella di assicurare la stabilità dei prezzi. Che viene definita come un incremento del livello dei prezzi del 2%. Nessun banchiere centrale europeo avrebbe potuto dirlo diversamente. Ciò segnala un cambiamento di tono rispetto al predecessore, che in passato si era spesso dilungato per spiegare come il doppio mandato della Riserva federale poneva scelte complesse, soprattutto nel caso di shock asimmetrici come l’aumento del prezzo delle materie prime energetiche, che da un lato fa aumentare l’inflazione e dall’altro deprime l’economia reale. Ciò aveva indotto alcuni operatori a pensare che la banca centrale avrebbe tollerato una inflazione più alta per non rallentare la crescita.
Un altro cambiamento, questo più importante, è la decisione di non dare più indicazioni al mercato riguardo all’evoluzione futura dei tassi d’interesse. Nelle procedure messe in atto finora dalla banca centrale statunitense, ciascun membro del Comitato di politica monetaria rendeva pubblica la sua previsione dei tassi d’interesse per i mesi successivi. L’obiettivo era quello di rendere più trasparente il processo decisionale e di guidare le aspettative dei mercati. Warsh ha deciso di smettere questa pratica (la cosiddetta “forward guidance”). Data l’incertezza e i continui cambiamenti delle condizioni economiche sottostanti, le indicazioni della banca centrale sui futuri tassi d’interesse rischiano di diventare rapidamente obsolete e indurre i mercati in errore. È meglio che i mercati finanziari producano le loro previsioni in modo autonomo, in base alle loro valutazioni sui dati di fondo dell’economia e alla funzione di reazione della banca centrale che ha come obiettivo la stabilità dei prezzi.
La Bce aveva già abbandonato da tempo la pratica di guidare i mercati, che si era rivelata poco efficace e che riduceva gli spazi di manovra, soprattutto in caso di cambiamento imprevisto dello scenario. Qualche operatore e qualche accademico rimarranno delusi, essendosi abituati a ricevere dalla banca centrale ampie indicazioni sull’evoluzione futura dei tassi. Ciò potrà produrre una maggior volatilità dei mercati, ma favorirà un loro miglior funzionamento nel segnalare le aspettative. Kevin Warsh ha anche annunciato una serie di iniziative per rivedere alcuni aspetti della strategia di politica monetaria. Verranno costituite cinque task force per valutare alcune problematiche relative alla dimensione del bilancio, alla comunicazione, alla raccolta delle statistiche, all’impatto dell’intelligenza artificiale, in particolare sull’inflazione. La particolarità di queste iniziative è il coinvolgimento di esperti esterni, con opinioni possibilmente diverse, con l’obiettivo di evidenziare i pro e contro delle varie opzioni. In modo aperto e trasparente.
Particolarmente rilevanti saranno i lavori del gruppo che esaminerà il bilancio della banca centrale. Warsh aveva espresso in passato opinioni alquanto critiche sugli acquisti di titoli effettuati dalla banca centrale, che avevano gonfiato oltre misura l’attivo di bilancio. Ciononostante, ha chiesto al gruppo di lavoro di esaminare i rischi e i benefici dell’attuale sistema, che determina un eccesso di riserve bancarie, e meccanismi di regolamentazione monetaria alternativi. Sembra essere un segnale di pragmatismo e di disponibilità a rivedere le proprie posizioni, sulla base di analisi rigorose. Un esempio da seguire se si vuole evitare che la banca centrale venga percepita come una torre d’avorio.