La web tax e le minacce di Trump

La tassa non vale una guerra commerciale, tenerla per reazione sarebbe stupido

26 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 19:04
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un dazio del 100 per cento contro qualunque paese imponga una tassa sui servizi digitali delle aziende americane, che per la Casa Bianca sarebbe valido anche sopra ogni accordo, che sia già stato “firmato o no”. L’annuncio è arrivato il giorno dopo che l’Unione europea ha ufficialmente adottato l’intesa sui dazi con gli Stati Uniti. Ma l’intesa la web tax non l’aveva mai toccata: ne era rimasta fuori, lasciata alla sovranità fiscale degli stati.
Ciò fa nascere il dubbio: la tassa vale un nuovo conflitto commerciale con Trump? Perché sulla tassa in sé, le critiche portano con loro delle ragioni. In primo luogo la web tax, dato che colpisce i ricavi e non i profitti, verrà di conseguenza scaricata almeno in parte sui consumatori. In Italia, dove è presente e vale 400 milioni di euro, l’anno secondo l’Osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica, Google applica un supplemento del 2,5 per cento sulla pubblicità per recuperarla. In secondo luogo, la web tax è stata pensata come una misura tampone, introdotta temporaneamente in attesa che l’Ocse spostasse la tassazione dei profitti digitali nei paesi dove vi sono gli utenti. Ma nel 2025 Trump ha dichiarato il patto fiscale globale dell’Ocse “senza effetto” per gli Usa e così la parte del negoziato rilevante per la tassa è capitolata, con le singole tasse nazionali che non solo sono rimaste in piedi, ma sono diventate permanenti.
In questa vicenda, l’orgoglio europeo porta istintivamente a respingere l’arroganza di un presidente straniero che vuole decidere in casa d’altri sotto minaccia quale imposte vanno applicate e quali no. Ma la saggezza deve usarla chi ce l’ha. La web tax è una tassa che si è dimostrata inefficace e che ha un impatto pressoché nullo sui bilanci statali, tenersela e subire le conseguenze di una guerra commerciale con gli Usa in una situazione economica già complicata solo per reazione a Trump mostrerebbe che in Europa non ci sono statisti più intelligenti di quello che c’è alla Casa Bianca.