Confartigianato svela le piccole imprese custodi del futuro sostenibile

Durante il Forum sulla Sostenibilità, il presidente Granelli ha ricordato che le Pmi svolgono una funzione decisiva soprattutto nelle aree interne e montane, dove il loro peso sull’economia e sull’occupazione supera la media nazionale. Numeri

27 GIU 26
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Foto Ansa

Come spesso accade ci sono temi che irrompono sulla scena e godono di una popolarità assoluta e di una passione cieca e incondizionata, salvo poi scomparire improvvisamente e inspiegabilmente dall’orizzonte dell’interesse comune. E’ il caso della sostenibilità e degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Cambiano le stagioni politiche e con esse le priorità per costruire sviluppo economico, sociale e ambientale. Eppure basta osservare ciò che accade nel mondo per capire che il tema resta più attuale che mai. Tra cambiamenti climatici, rivoluzione digitale, trasformazioni demografiche e tensioni geopolitiche, la sostenibilità continua a rappresentare una bussola indispensabile per orientare scelte pubbliche e private.
In Italia c’è chi questa strada l’ha già intrapresa da tempo, lontano dai riflettori. Sono gli artigiani e i piccoli imprenditori che, per tradizione o innovazione, lavorano ogni giorno con l’obiettivo di lasciare alle nuove generazioni un mondo migliore, appunto più sostenibile. A questi “custodi del futuro” Confartigianato ha dedicato la quarta edizione del Forum sulla Sostenibilità, svoltosi a Roma il 25 e 26 giugno. Un appuntamento che conferma l’impegno della confederazione nell’accompagnare le imprese lungo i percorsi delle transizioni ecologica, digitale e sociale. “Dal nostro Forum – spiega Marco Granelli, presidente di Confartigianato – è emersa una realtà poco raccontata: la sostenibilità non è uno slogan, ma per migliaia di artigiani e piccoli imprenditori rappresenta una pratica quotidiana fatta di tradizione saldata con l’innovazione, collaborazioni in filiera, cura dell’ambiente, valorizzazione delle identità produttive locali, creazione di lavoro e di competenze. A dimostrazione che competitività, coesione sociale e sostenibilità possono procedere insieme”.
Ad esempio, le Pmi svolgono una funzione decisiva soprattutto nelle aree interne e montane, dove il loro peso sull’economia e sull’occupazione supera la media nazionale. Qui mantengono vive competenze, tradizioni e legami sociali che rappresentano una risorsa fondamentale per la resilienza delle comunità. I numeri presentati da Confartigianato raccontano la portata di questo impegno. Sono 907.931 le imprese coinvolte nella tutela e manutenzione del territorio, 93.656 quelle attive nella filiera delle energie rinnovabili e 181.193 quelle impegnate nell’economia circolare, per contribuire alla riduzione degli sprechi e al riutilizzo delle risorse. La capacità di coniugare innovazione e continuità aziendale trova espressione anche nelle 106.307 imprese storiche attive da oltre cinquant’anni. Realtà che hanno saputo attraversare profonde trasformazioni economiche e sociali mantenendo saldo il rapporto con il territorio e dimostrando che la sostenibilità passa anche attraverso la capacità di adattamento.
Anche la mobilità sostenibile passa dalle piccole imprese. Nella filiera dell’automotive operano 174.409 aziende, molte delle quali specializzate nella riparazione e manutenzione dei veicoli, attività che consentono di prolungarne il ciclo di vita e ridurne l’impatto ambientale. La sostenibilità si esprime anche nella capacità di fare rete. Oggi il 42,3 per cento delle imprese collabora con altre aziende attraverso partnership e relazioni strutturate che favoriscono innovazione e competitività. Una cultura della cooperazione che trova una delle sue espressioni più avanzate nelle 904 comunità energetiche rinnovabili attive in Italia, modello che consente a cittadini e imprese di produrre e condividere energia pulita a livello locale.
Le micro e piccole imprese sono il principale motore del mercato del lavoro, generando oltre il 60 per cento della domanda occupazionale. Fondamentale è anche l’investimento nelle competenze. Il 30,2 per cento delle imprese realizza percorsi formativi strutturati, mentre il 18,9 per cento punta sull’apprendimento sul campo. Inoltre il 12 per cento ospita tirocinanti, contribuendo al ricambio generazionale e alla trasmissione del sapere. A dispetto di molti stereotipi, le piccole imprese investono sempre più anche nell’innovazione. Negli ultimi anni la loro spesa in ricerca e sviluppo è cresciuta del 39 per cento, più del 33 per cento registrato dalle imprese medio-grandi. Nel 2025 il 70 per cento delle micro e piccole imprese ha investito nel digitale e una su quattro in tecnologie e prodotti a minore impatto ambientale.