Anthropic, la corsa AI con la Cina e il divieto che non è servito

Washington revoca la stretta sui Mythos e Fable ma il vantaggio di 12 mesi che Amodei chiedeva al governo americano su Pechino si è già assottigliato

2 LUG 26
Immagine di Anthropic, la corsa AI con la Cina e il divieto che non è servito
Martedì sera il dipartimento del Commercio americano ha revocato i controlli all’esportazione che tenevano fuori dal mercato i modelli AI di punta dell’americana Anthropic. Così per gli utenti di Claude sarà di nuovo disponibile Fable, la versione commerciale e molto depotenziata (specie su cybersicurezza e biologia) di Mythos, il modello AI più avanzato della società di Dario Amodei. Il caso però è destinato a segnare un precedente, perché è stata la prima volta che il governo statunitense ha trattato un modello di intelligenza artificiale come uno strumento cruciale per la sicurezza nazionale. E in questo caso, per sicurezza nazionale, si intende la corsa AI con la Cina.
Mythos sa trovare più falle di sicurezza dei programmi informatici che qualsiasi altro software o azienda. Ma è stato ben chiaro fin da subito che si tratta di una capacità a doppio uso: ottima per difendere i sistemi informatici contro gli attacchi hacker, e altrettanto ottima per attaccarli. Così, fin dall’inizio, il governo americano ha attenzionato questi modelli, senza però intervenire. Ma dopo il rilascio di Fable, un’altra azienda, Amazon – che di Anthropic è grande azionista ma anche concorrente con i suoi servizi cloud – ha avvertito il governo che le protezioni di Fable potevano essere aggirate per riuscire a far identificare le vulnerabilità dei software e persino a fargli produrre codici utile a sfruttarle. Per Anthropic era correggibile, per la Casa Bianca no. Forse perché rendere disponibile globalmente un modello del genere è stato considerato un vantaggio strategico da non far arrivare nelle mani della Cina. Così il 12 giugno il segretario al Commercio Howard Lutnick ha ordinato ad Anthropic di negare l’accesso ai due modelli a ogni cittadino straniero, compresi i suoi dipendenti non americani. Ma non potendo verificare in tempo reale l’identità di chi si collegava, in un giorno l’azienda di Amodei ha spento i due sistemi in tutto il mondo. Ora, dopo lo sblocco sull’export, Fable, secondo Anthropic, sarà in grado di bloccare oltre il 99 per cento delle richieste simili a quelle denunciate da Amazon.
Ma mentre l’America chiudeva i propri modelli, la Cina apriva l’accesso ai suoi, di gran lunga più economici. Il 13 giugno, un giorno dopo la restrizione su Fable, il laboratorio cinese Z.ai ha pubblicato GLM-5.2 come modello “aperto”, che chiunque può scaricare e far girare sui propri computer. Il 24 giugno il gruppo Qihoo 360 ha presentato Tulongfeng, con il fondatore Zhou Hongyi che in una conferenza a Pechino ha spiegato che uno strumento potente come Mythos non può restare solo nelle mani altrui, ammettendo però che i modelli cinesi sono ancora indietro “del 20-30 per cento”.
In ogni caso, la linea dura nei confronti della Cina l’aveva richiesta la stessa Anthropic. A metà maggio, dopo la visita a Pechino di Trump, l’azienda di Amodei aveva rilasciato un manifesto programmatico intitolato: “Due scenari per la leadership globale sull’AI nel 2028”. Nel testo Anthropic aveva invitato il governo a considerare l’AI un’infrastruttura strategica, a stringere i controlli sui chip diretti in Cina e a mantenere sui modelli di Pechino un vantaggio di almeno dodici mesi, suggerendo di trattare come spionaggio la “distillazione”, cioè il modo attraverso cui i modelli cinesi imparano copiando le risposte di quelli americani. Così la Casa Bianca ha recentemente chiesto anche a OpenAI di Sam Altman di riservare il suo nuovo modello GPT-5.6 solo ai partner autorizzati dal governo. Altman, nonostante le perplessità, ha poi appoggiato l’ordine esecutivo di Trump, definendolo “il giusto equilibrio”. Ma alcuni sono in disaccordo con questo approccio. Il centro studi Rand spiega che i controlli lasciano fuori i modelli aperti come quelli cinesi, col rischio di spingere lì il mercato mondiale.
L’AI è arrivata ieri anche al forum della Bce a Sintra. Parlando con la presidente Christine Lagarde, il presidente della Fed Kevin Warsh ha definito la trasformazione dell’AI il momento più importante per l’occidente dopo la crisi del 2008 e il Covid, aggiungendo che gli Stati Uniti saranno tra i primi a beneficiarne “ma non da una prospettiva nazionalistica”, perché nessuno “fa il tifo perché altri paesi falliscano”. Insomma, un tono opposto a quello dei controlli all’esportazione. Rispondendo a Warsh, Lagarde ha ammesso che l’Europa è indietro sulla frontiera AI, ma ha ricordato che europei e americani sono “ostaggi gli uni degli altri”: servono quelle aziende, ma a loro serve il mercato europeo, che vale un quarto dei loro ricavi.