Economia
L'analisi •
La Commissione introduce i dazi sui pacchi e adotta la dottrina trumpiana
"Non pagheranno i consumatori ma le piattaforme e-commerce" dice Bruxelles, usando la stessa tesi sostenuta a Washington da Trump & Co. Con tre euro di tasse sulle spedizioni quei prodotti non diventeranno più sicuri ma più costosi
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"No, tu non pagherai il dazio temporaneo di tre euro. Da oggi, lo pagheranno le piattaforme di e-commerce per ogni articolo che entra nell’Unione europea”. Con un messaggio in piena logica trumpiana, la Commissione europea annuncia l’introduzione della cosiddetta tassa sui pacchi: un balzello da tre euro per ogni articolo di valore inferiore a 150 euro importato da paesi extra Ue.
La tesi di Bruxelles è esattamente quella, bizzarra e contraria a ogni manuale di economia, che viene sostenuta a Washington da Donald Trump e i suoi consiglieri sul commercio estero: non sono i consumatori americani a pagare i dazi ma le imprese esportatrici straniere, ripetono da mesi Peter Navarro e Howard Lutnick. Dopo aver tanto contestato il protezionismo statunitense, la Commissione fa sua la falsa dottrina trumpiana che, se pure fosse vera, contrasterebbe con lo scopo del dazio.
La Commissione Von der Leyen, come l’Amministrazione Trump, fonda le sue ragioni su un equivoco. Formalmente è vero che i consumatori non sono direttamente responsabili del pagamento dei dazi, perché questi vengono versati alle autorità doganali dalle piattaforme o da qualsiasi altra società importatrice. Ma sul piano sostanziale il balzello, come ogni tassa, si scarica – almeno in parte – sui consumatori. Il prezzo finale di un prodotto include tutti i costi, compresi ovviamente quelli fiscali. E’ quello che si è visto negli Stati Uniti, dopo l’introduzione dei dazi di Trump: secondo uno studio del Kiel Institute, gli esportatori stranieri hanno assorbito solo il 4 per cento dell’onere tariffario introdotto da Trump, mentre il 96 per cento è stato trasferito sui consumatori. La riduzione dei margini delle imprese è stata minima e la traslazione dei dazi sui prezzi è stata pressoché totale.
Questo, a maggior ragione, vale per il nuovo balzello europeo che si applica sull’import di prodotti a basso valore: se in teoria è possibile che un esportatore italiano assorba buona parte del dazio su una bottiglia di vino da 150 euro, è impossibile che un esportatore o una piattaforma assorba un dazio da tre euro su un portachiavi cinese che ne vale due.
D’altronde, l’obiettivo dichiarato della nuova tassa europea è proprio quello di ridurre l’import di prodotti a basso valore extra Ue e soprattutto dalla Cina. Ma se, come dice la Commissione, i consumatori non subiranno un aumento di prezzo dal dazio, perché mai questi ultimi dovrebbero smettere di comprare su Temu e Shein? L’altra giustificazione del dazio, anche questa abbastanza contraddittoria da parte della Commissione, è che il 60 per cento di prodotti che da paesi extra Ue arrivano nelle case dei consumatori europei non rispettano i requisiti di sicurezza europei. Ma aggiungendo tre euro di tasse questi prodotti non diventeranno più sicuri, semplicemente saranno più costosi. Bruxelles intende rifilare ai consumatori europei un pacco, infiocchettandolo con la propaganda trumpiana. Da rispedire al mittente.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
