Treni e Taranto: una colpa che Salvini non ha

La giunta Decaro ha scelto di non rinnovare la convenzione con Trenitalia che finanziava con 1,5 milioni il prolungamento della tratta, inaugurato ai tempi di Emiliano. Come conseguenza il Frecciarossa che partiva da Roma non arriverà più a Taranto

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Foto Ansa

Il Frecciarossa Roma-Taranto non arriverà più a Taranto: si fermerà a Metaponto, in Basilicata. La giunta Decaro ha scelto di non rinnovare la convenzione con Trenitalia che finanziava con 1,5 milioni il prolungamento della tratta, inaugurato ai tempi di Emiliano. La Basilicata, invece, continua a mettere tre milioni. Decaro e il sindaco accusano Salvini di penalizzare il Sud, ma qui Salvini c’entra poco. I Frecciarossa sono “servizi a mercato”: viaggiano a rischio d’impresa, senza contributi statali, e si reggono sui biglietti o sui fondi degli enti locali. Se la domanda non copre i costi, Trenitalia può tagliare, salvo interventi pubblici: accade in Umbria per Perugia, in Campania per il Cilento; la Toscana, rifiutando il cofinanziamento, ha perso Chiusi. Il punto, dunque, non è la cattiveria di Roma, ma il mercato: se quel treno a Taranto non si regge, forse orari, prezzi e durata non convincono. Ma ogni treno, con i soldi dei contribuenti, diventa buono per fare polemica.