Economia
Editoriali •
Fujimori riconferma Velarde, pilastro della stabilità economica del Perù
La sinistra voleva cacciarlo dalla Banca centrale. Ora inizierà il suo quinto mandato
8 LUG 26

Julio Velarde e Keiko Fujimori
Prima ancora di scegliere i suoi ministri la presidente del Perù Keiko Fujimori, proclamata il 3 luglio dopo una vittoria di misura al ballottaggio finale sul candidato della sinistra Roberto Sánchez, è andata ieri alla Banca centrale per incontrare Julio Velarde e confermarlo governatore per un nuovo mandato di cinque anni, il quinto consecutivo.
Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto e decima presidente in dieci anni, ha così risolto la questione più delicata e urgente di politica economica del Perù. Infatti la conferma di Velarde, alla guida dal 2006, non era affatto scontata e aveva già impaurito i mercati. Durante la campagna elettorale Sánchez (erede politico di Pedro Castillo, arrestato nel 2022 dopo aver tentato un autogolpe), aveva promesso di cacciare Velarde “il primo giorno di governo” perché “non ci rappresenta” e perché secondo lui il governatore avrebbe lavorato solo per le multinazionali. Nelle settimane vicine al voto Sánchez aveva corretto il tiro, assicurando di rispettare l’autonomia e l’indipendenza dell’istituto in caso di vittoria.
Ovviamente quelle di Sánchez erano accuse pretestuose, perché Velarde è uno dei pilastri dell’economia peruviana. In vent’anni da governatore ha attraversato numerosi processi e un golpe fallito, presidenti eletti e poi rimossi. Ma è sempre rimasto lì, tracciando una linea intransigente basata sulla credibilità e l’indipendenza della Banca centrale, a cui ogni governo ha dovuto aderire: aspettative d’inflazione ancorate al target, alte riserve in valuta (pari a quasi un terzo del pil) e un cambio stabile.
Ed ecco il paradosso peruviano: un paese istituzionalmente e politicamente fragilissimo che però detiene una delle monete più solide dell’America latina (il sol) e buoni fondamentali economici – seppur non manchino le sfide, da un congresso e una presidenza che restano impopolari alla crescente criminalità. Con la vittoria di Fujimori, che invece aveva sempre difeso la permanenza di Velarde, il rischio principale per l’indipendenza della Banca centrale è svanito.