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Indiscreto •
E così la Gelmini sognò la fusione tra Forza Italia e Calenda
La presidente dei deputati azzurri alla Camera tentata dall'idea: ribattezzare il gruppo in "Forza Italia-Azione", stringendo un patto con l'ex ministro del Pd. L'ira del Cav., il liberi tutti tra gli azzurri

Mariastella Gelmini alla Camera (foto LaPresse)
L'idea, per quanto ardita, non doveva certo apparire come una sommossa. E anzi, proprio perché consapevole di quanto fosse ardita, pare che Mariastella Gelmini abbia voluto sottoporla al vaglio preventivo del Cav. Come a ribadire, insomma, che senza il suo assenso non se ne farebbe comunque nulla. Sta di fatto, però, che la presidente di Forza Italia alla Camera, volto storico del berlusconismo che fu e di quello che nonostante tutto ancora è, ha proposto di ribattezzare il nome del gruppo: "Forza Italia-Azione". Col trattino, insomma, a separare il marchio storico della casa di Arcore da quello del partito di Carlo Calenda.
Questo, almeno, è quanto si vocifera da giorni nel cerchio ristretto dei confidenti del Cav., in un misto di delusione e cattiveria, quel miscuglio di pettegolezzi e maldicenze che sempre anima i dialoghi delle corti. E però a quelle chiacchiere Berlsuconi deve avere dato un po' di credito, se stamattina, durante una videoconferenza coi coordinatori regionali del suo partito, ha liquidato proprio Calenda – pur senza nominarlo – con toni di insolita acidità. "Nessuno si faccia ingannare – ha ammonito il Cav. – da chi dice di rappresentare un futuro diverso e migliore. Tutti i tentativi di questo tipo sono falliti e scivolati nell’irrilevanza. Pensate a Monti, ad Alfano, a Montezemolo, a Passera, a Parisi. Tutti avrebbero dovuto occupare il nostro spazio, invece sono scomparsi o sopravvivono in modo stentato alleandosi con noi".
Del resto, che la Gelmini abbia stima di Calenda, che guardi con interesse al suo movimentismo moderato e riformista, tutto competenza e garantismo, non è una novità, per la pattuglia azzurra alla Camera. Dalla quale, manco a dirlo, ieri Enrico Costa s'è congedato senza troppi rimpianti, proprio per aderire ad Azione. Solo che, da qui a prefigurare lo scenario attribuito ai ragionamenti della Gelmini, ce ne passa. Perché un conto è perdere qualche soldato; un conto è vedere il generale dell'esercito che depone le armi e suona una mezza ritirata. "Forza Italia-Azione", insomma, servirebbe a questo: ad ancorare il destino di Calenda a quello del centrodestra, che è poi quello che in FI spera anche Mara Carfagna, pure lei in contatto con l'ex ministro dello Sviluppo. E al contempo, però, servirebbe forse ad allungare, per qualcuno almeno dei parlamentari azzurri, un futuro sul proscenio della politica italiana, grazie a un simbolo e una faccia, quelli di Azioni e di Calenda, ancora tutti da verificare, ma che pure lasciano sperare in qualcosa. Per questo, pare, tra i dirigenti di FI avrebbero chiesto ad Alessandra Ghisleri, "la maga" di Arcore e presidente di Euromedia Research, di sondare il gradimento di Calenda: e i sondaggi, sia pure non esaltanti, hanno dato un esito incoraggiante, un trend in crescita e con buon prospettive di avanzamento. Non sarà molto, magari. Ma di fronte al burrone che sembra si debba spalancare davanti alla truppa azzurra a settembre, all'indomani delle regionali, è comunque qualcosa.