La guerra mondiale inizierà nel Mar cinese meridionale? Robert Kaplan spiega gli incidenti da evitare

La Cina non ha diritti sulle isole contese, dice la Corte permanente di Arbitrato dell’Aia. La sentenza che avrà effetti su tutta l'Asia e le reazioni (aggressive) di Pechino.
12 LUG 16
Ultimo aggiornamento: 01:14 | 17 AGO 20
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Roma. Ci vorranno giorni per studiare le cinquecento pagine di sentenza depositate ieri dai cinque giudici della Corte permanente di Arbitrato dell’Aia, ma la sostanza è una e una sola: le rivendicazioni storiche della Cina nel Mar cinese meridionale non hanno alcun fondamento legale. Il caso è quello di cui si parla sin dal 2013, quando Manila ha deciso di portare il problema alla Corte dell’Aia dopo i numerosi incidenti provocati da Pechino nel tentativo di modificare lo status quo dell’area. L’espansionismo cinese, con pattugliamenti militari e la costruzione di isole artificiali in acque contese, ha come obiettivo il riconoscimento internazionale della Linea dei nove punti, ovvero il Mar cinese meridionale così come rappresentato nelle antiche mappe cinesi: il 90 per cento di proprietà di Pechino.
Secondo molti osservatori la sentenza di ieri che dà ragione alle Filippine ma soprattutto condanna l’assertività cinese – ed è quindi applicabile anche in altre aree reclamate da Pechino – rischia di essere cruciale nella crescita della Cina come potenza egemone dell’area. Perché non riguarda soltanto un remoto angolo del pianeta, e non riguarda soltanto la territorialità di un gruppo di scogli, ma influenza l’equilibrio di potenze che si confrontano in Asia. Ne è convinto Robert D. Kaplan, scrittore di fama internazionale e senior fellow al Center for New American Security di Washington. Kaplan è autore di numerosi saggi sulla politica internazionale; nel 2012 ha scritto il celebre “La rivincita della Geografia” e due anni dopo ha pubblicato “Asia’s Cauldron” sui conflitti marittimi nel sud-est asiatico e l’assertività cinese nell’area. In un’intervista con il Foglio, Kaplan dice che “visto il modo in cui la globalizzazione sta rafforzando la geopolitica, il mondo è più interconnesso che mai”. E quindi, spiega Kaplan, tutto ciò che Pechino deciderà di fare nei prossimi mesi avrà ripercussioni sugli equilibri mondiali: “Il modo in cui gli Stati Uniti reagiranno all’atteggiamento cinese nel Mar cinese meridionale influenzerà il loro ruolo di potenza anche in Europa e in Russia”. La Crimea, appunto, usata spesso come esempio per spiegare il doppiopesismo di Washington nei confronti di Mosca e di Pechino. Ma tutto quello che sta accadendo nel Pacifico – il “calderone”, come ha avuto modo di descriverlo Kaplan con una ficcante metafora di elementi che ribollono, pronti a esplodere – ecco, secondo lei il calderone rischia di diventare una guerra? “Sia l’America sia la Cina vogliono di certo evitare un conflitto”, dice Kaplan, “ma la storia è piena di incidenti che hanno portato a un confronto armato”.