Il futuro asse Parigi-Berlino sui migranti
I programmi realisti di Fillon e Merkel, le conseguenze per l’Italia

François Fillon ha buone possibilità di battere Alain Juppé al secondo turno delle primarie del centrodestra francese, ottime di sbaragliare i socialisti alle presidenziali 2017, notevoli di sconfiggere al ballottaggio Marine Le Pen. In questo caso andrà a rappresentare Parigi, con più forza del deprimente François Hollande, nell’asse franco-tedesco che, dando quasi per scontata la successiva vittoria di Angela Merkel, resterà il motore d’Europa. Un’Europa ridimensionata dalla Brexit e da Donald Trump, che dovrà rivedere l’agenda politica, economica e sociale. A cominciare dalla questione che ha già terremotato la Gran Bretagna, favorito Trump, indebolito la Merkel e alimentato i populismi: l’immigrazione. Che cosa c’è in proposito nell’agenda Fillon? Leggiamo: “Espulsione immediata di tutti gli stranieri che rappresentino un rischio per la sicurezza nazionale”; “Pesanti sanzioni per chiunque intrattenga rapporti con lo Stato islamico”; “Quote per l’immigrazione legale” (quella clandestina non è contemplata); “Controllo amministrativo del culto musulmano sorvegliando l’attività degli imam e vietando finanziamenti esteri alle moschee”; “Abolizione dell’aiuto medico d’urgenza agli immigrati irregolari”; “Due anni di residenza in Francia prima di accedere agli aiuti sociali”.
Il portavoce di Juppé dice che la Francia chiuderà la frontiera britannica a Calais
Se Fillon manterrà gli impegni anche in parte, si tratta della fine del “multiculti” da decenni distintivo della Francia che pure sulla carta è assimilazionista per vocazione. E poiché anche la Merkel dovrà ridimensionare l’apertura ai profughi, tanto che già un documento programmatico della Cdu anticipato ieri dalla Stampa va in questa direzione, e intanto si sarà votato in Austria e Olanda, nei prossimi mesi i governi democratici europei – non i partiti razzisti – potrebbero abbandonare il mantra del politicamente corretto e degli “ismi”: multiculturalismo, assistenzialismo, solidarismo e buonismi vari. Pure l’Italia, comunque vada il referendum, dovrà prenderne nota, se non vorrà condannarsi alla marginalità e al non avere voce in capitolo anche sugli altri fronti, a cominciare dall’economia. Soccorrere chi affoga è un dovere, trasportare tutti nei nostri porti no; accogliere i profughi può essere fatto entro certi limiti e condizioni, ma i clandestini vanno respinti e non sparsi a pioggia nei comuni. Che piaccia o meno al Papa, alla Caritas, a Laura Boldrini.
