Gli animali hanno un cuore? Pure a questo devi badare quando fai la Brexit

Il divorzio del Regno Unito con l'Europa risucchia tutte le energie e succede anche che un voto parlamentare banalissimo diventi uno scontro epocale
24 NOV 17
Ultimo aggiornamento: 06:59 | 10 AGO 20
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Milano. Il governo inglese “perde la battaglia online” titolava ieri la newsletter politica e quotidiana e imprescindibile del Times di Londra. Da qualche tempo molti commentatori e politici, per lo più conservatori, si stanno interrogando sulla comunicazione del governo e in generale su come si svolge il dibattito politico sulla rete. Il ritardo accumulato è già un problema, se si pensa che nel frattempo il mondo corbyniano, legato cioè al leader laburista Jeremy Corbyn, si è grandemente organizzato, al punto che oggi un anonimo deputato dei Tory dice: “Ogni giovane che abbia un po’ di dimestichezza con questo mondo e queste dinamiche è probabilmente già corbynista”. Il Labour e il suo leader retrò che con la politica della nostalgia si è portato dietro un mondo giovanissimo innamorato di antiche utopie – come Bernie Sanders in America, di più forse – stanno levando ai Tory le risorse umane che servono per sistemare guai di comunicazione ed elettorali.
La Brexit sta risucchiando tutte le risorse di competenza del sistema inglese, e per fare il resto, riformare, rinnovare, comunicare, rimane poco. E attorno invece il mondo si muove, in quel suo modo convulso, e succede anche che un voto parlamentare banalissimo diventi uno scontro epocale. E’ accaduto con un emendamento sulla legge che governerà la Brexit che prevedeva che “obblighi e diritti contenuti nei protocolli europei sulla senzienza degli animali dovrà essere riconosciuto nella legislazione interna anche dopo l’uscita dall’Ue”. L’emendamento è stato bocciato e così si è detto che i Tory pensano che gli animali non abbiano un cuore. E’ intervenuto il ministro dell’Ambiente, quel Michael Gove che è tornato a essere popolare e chiacchierato, allargando il problema: le fake news distorcono ogni cosa. Ma il guaio del governo, sulla Brexit e su tutto il resto, è che c’è un’asimmetria nel negoziato e c’è un’asimmetria informativa. E’ su questo che bisognerebbe lavorare.