L'Europarlamento contro Macron
A Strasburgo bocciate le liste transnazionali. Brutto segnale per le riforme Ue

Una seduta plenaria del Parlamento Ue (foto LaPresse)
Il Parlamento europeo ha inflitto la prima grande sconfitta all’agenda europeista di Emmanuel Macron, a dimostrazione che la battaglia del presidente francese per rifondare l’Ue sarà lunga e difficile. Giovedì l’Assemblea di Strasburgo ha bocciato la proposta di liste transnazionali per eleggere una parte dei suoi deputati in una circoscrizione unica che copra tutta l’Ue. Utilizzeremo i seggi del Regno Unito che rimarranno liberi dopo la Brexit per costruire uno “spazio democratico” che permetta “agli europei di votare per un progetto coerente e comune”, aveva detto Macron nel discorso alla Sorbona. Una strana coalizione fatta di europeisti, populisti e deputati di piccoli paesi e partiti nazionali che temono di perdere peso – il Ppe ha votato insieme ai conservatori, all’Ukip, alla Lega e ai comunisti – ha affossato le liste transnazionali.
L’iniziativa, cui l’Italia ha contribuito sin dall’inizio con Sandro Gozi, non è la panacea per l’Ue. La democrazia non si impone dall’alto. Nessun sistema federale elegge i suoi deputati o senatori in una circoscrizione unica nazionale. Ma è vero che – come ha detto l’Eliseo deluso – le liste transnazionali avrebbero potuto “rafforzare la democrazia europea creando un dibattito delle questioni europee e non strettamente nazionali durante le elezioni europee”. Se nemmeno l’Europarlamento – cioè l’istituzione teoricamente più europeista che c’è – non è pronto a fare un balzo in avanti per rifondare l’Europa, i progetti di Macron sono seriamente a rischio. Il fatto che Angela Merkel non sia riuscita a convincere le sue truppe della Cdu a Strasburgo a sostenere le liste transnazionali di Macron non è di buon auspicio per le controversie a venire su questioni molto più sensibili per le sovranità e i portafogli nazionali come la riforma della zona euro.