Fragile come Sèvres

Cento anni fa il Trattato di pace per sistemare il Medioriente. Andò subito in pezzi, e pesa ancora oggi
7 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 17:41
Immagine di Fragile come Sèvres

Firma del Trattato di Sèvres

Roma. Cittadina dell’hinterland parigino, Sèvres è famosa per due cose: un tipo di porcellana particolarmente pregiato, ma anche facile ad andare in pezzi, e il trattato di pace che esattamente cento anni fa vi fu firmato, tra l’Impero ottomano da una parte e dall’altra Regno Unito, Francia, Italia, Grecia e Giappone. Il 10 agosto del 1920. Nomen omen, l’ultimo tra i cinque trattati di pace fu quello che richiese il lavoro di artigianato diplomatico più certosino. Inglesi e francesi infatti si erano accordati per spartirsi le spoglie della Turchia col patto Sykes-Picot del 3 gennaio del 1916. Avevano promesso di dare anche un boccone all’Italia col segreto Patto di Londra del 1915, e glielo avevano confermato con l’altro accordo segreto di San Giovanni di Moriana del 1917. Avevano garantito ampie porzioni di Anatolia anche alla Grecia. Avevano ovviamente permesso che Lawrence d’Arabia prendesse impegni per la costituzione di una nazione araba indipendente. Avevano emanato il 2 novembre del 1917 la Dichiarazione Balfour, che prevedeva un “Focolaio Ebraico” in Palestina. Avevano accolto i “Quattordici punti” di Wilson, secondo cui: “Alle regioni turche dell’attuale Impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli”. La Rivoluzione russa, togliendo di mezzo lo zar, aveva per un verso alleggerito il conto, tenendo conto che Nicola II voleva addirittura Costantinopoli. Dall’altro lo aveva però complicato, visto che i bolscevichi avevano rivelato al mondo il contenuto dei trattati segreti degli Alleati. In più ci si era messa di mezzo anche una mobilitazione dei musulmani dell’Impero britannico, a chiedere che il sultano venisse lasciato al suo posto come capo della loro fede. E anche i nazionalisti indù di Gandhi li avevano appoggiati, come pegno di unità nazionale.
Un famoso aneddoto racconta di due delegati che stavano litigando su un confine. “Guarda che non puoi mettere questa zona sotto la Turchia. E’ pieno di greci qui. E’ di colore verde”. “Guarda che non è una carta etnografica, ma fisica”. Alla fine bene o male il cerchio quadrò. I territori a popolazione araba furono infatti costituiti come Mandati della Società delle Nazioni: sotto controllo di Londra e Parigi, ma con autogoverno e per prepararli all’indipendenza. Lo sceriffo della Mecca Al-Husayn ibn Ali fu re di un Hegiaz indipendente, ma la Francia repubblicana che non voleva re nel suo mandato di Siria e Libano e ne cacciò il figlio Faysal, in “Lawrence d’Arabia” interpretato da Alec Guinness. Faysal si spostò allora come re sotto mandato britannico in Iraq al posto del fratello Abd Allah, per un regno pure sotto Mandato britannico in Transgiordania fu ritagliato letteralmente col righello da quello di Palestina, che Londra volle gestire direttamente. L’Hegiaz fu poi conquistato dai sauditi, l’Iraq divenne repubblica, e la dinastia è restata solo in Giordania. Alla Grecia sarebbero poi state date Adrianopoli e Smirne, venivano riconosciuta una Armenia e un Kurdistan indipendenti, e si riconosceva il Dodecanneso all’Italia. Il sultano Maometto VI restava, con l’obbligo di applicare i trattati e processare i responsabili del genocidio armeno.
Non è difficile comprendere che l’ultimo trattato della Grande Guerra fu anche il primo a andare in pezzi, fragile esattamente come una porcellana di Sèvres. Eroe dei Dardanelli, il generale Mustafa Kemal organizzò l’esercito nazionalista con cui ributtò i greci in mare, spartì l’Armenia on Lenin, represse nel sangue la rivolta curda. Italiani e francesi si reimbarcarono – non senza essersi messi d’accordo con lui di nascosto. Infine fu proclamata la repubblica, e il sultano scappò a Sanremo con la cassa: su nave inglese. Al sui posto Kemal mise il cugino Abdülmecid come solo califfo religioso, ma dopo due anni lo destituì e si lanciò nella sua opera di massiccia laicizzazione. Già il 24 luglio del 1923 Sèvres era stata intanto sostituita dal nuovo Trattato di Losanna, con cui la Turchia vedeva riconosciuti i suoi confini attuali. Insomma, non era durata neanche tre anni. Eppure, l’ultimo trattato della Grande Guerra a essere firmato e il primo a saltare è però anche quello la cui influenza si fa ancora sentire di più. Per il nodo israeliano-palestinese; per la debolezza strutturale della creazione di Siria, Libano e Iraq; e anche per quella “Sindrome di Sévres” su cui soprattutto si basa la retorica e politica neo-ottomana di Erdogan.